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domenica 16 marzo 2025

L'arte, la cultura, la formazione sono le uniche possibilità di vera evoluzione umana.

Mi rivolgo soprattutto alle ragazze e ai ragazzi, il sapere vi aiuterà a trovare la vostra strada e a liberarvi dai retaggi, a volte negativi, delle vostre famiglie di origine. Pensate con la vostra testa, non fate calpestare i vostri diritti di vivere le vostre passioni e la vostra vita. E la formazione e la cultura possono essere vostre grandi alleate in questo mondo che a volte è imbrutito da meccanismi lontani dalle logiche di formazione umana e culturale. 

Non credete in chi vi dice che non siete capaci, ma anche, non affidatevi a chi vi vuole proteggere a tutti i costi dal mondo perché il mondo prima o poi entrerà nelle vostre vite e non dovrà trovarvi impreparati. Siate parte attiva di voi stessi, non lascatevi andare, la vita e le passioni vanno vissute perché non sappiamo quando sarà il nostro ultimo giorno terreno.

Siate empatici con gli altri, ma prima di tutto siate empatici con  voi stessi, ascoltatevi, ascoltate il vostro sentire, la vostra pancia, il vostro cuore. Non abbiate timore a chiedere aiuto se ne sentite la necessità.

Leggete libri, innamoratevi del Cinema, del Teatro, della Musica, delle visite ai Musei, delle visite ai monumenti.

Buona vita... immersi nella cultura.


martedì 5 ottobre 2021

LAVINIA TEERLINC



Nel mondo delle arti figurative, fino a qualche decennio fa si facevano solo i nomi di Artemisia Gentileschi e Rosalba Carriera, tra l'altro artista che creò l'uso del pastello. Ma da un po' di tempo le cose sono un po' cambiate anche se ancora ricorrono più o meno sempre gli stessi nomi. In realtà le artiste che hanno operato in tutta Europa già dal Medioevo ci sono e sono molte. Purtroppo si studiano poco anche perché del loro lavoro, non venendo molto documentato, resta spesso poco, addirittura a volte attribuito al padre o al marito se gli premorivano, erano infatti, quasi sempre, ragazze figlie d'arte,  le uniche che potessero avere una formazione artistica.                     Anche Lavinia Teerlinc era figlia d'arte, veniva infatti da una nota famiglia di miniaturisti. Nata a Bruges, in Belgio,   fra il 1510/20 morì a Londra nel 1576.      Iniziò la sua carriera lavorando con il padre, poi sposò un inglese e si trasferì in Inghilterra dove perfezionò i suoi studi con Nicholas Hilliard, famoso miniaturista ed orafo. Il suo lavorò fu notato, tanto da essere  invitata a corte da Enrico VIII. Lavorò anche per i suoi figli: Edoardo VIII, Maria I ed Elisabetta I.                                   Assunta come dama di corte delle regine, come era l'usanza del tempo, riceveva uno stipendio superiore a quello del suo predecessore Hans Holbein il Giovane. Anche quando andò "in pensione" continuò a ricevere denaro e doni dalla corte, a dimostrazione della stima e ammirazione conquistatesi con il proprio lavoro. Lavinia ritrasse le regine e le dame di corte. La ritrattistica è l'opera più  richiesta in Inghilterra, al tempo non interessata ad opere religiose o mitologiche. Restano quindi ritratti anche in miniatura delle due regine e pare fosse anche opera sua il disegno per il sigillo reale della regina Maria, utilizzato però da Elisabetta I. Molte delle sue opere non sono conosciute o a lei attribuite perché non le firmava e soprattutto perché frutto di committenza privata, quindi non di pubblico dominio.  Anche se la sua fu una carriera quasi 'maschile' perché retribuita a lei personalmente, cosa che non sempre avveniva, è ancora non molto e del tutto nota. Le molte opere giunte a noi, soprattutto ritratti, non sempre sono certe nell'attribuzione perché il suo lavoro è poco studiato.

 

  

                                                  

 

 


venerdì 20 novembre 2020

Minale-Tattersfield, una storia di grandi successi nel mondo della grafica e della comunicazione

Minale-Tattersfield

La parola ‘arte’ viene da arto, cioè mano. Infatti l’arte è frutto del lavoro della mano, soprattutto nelle arti figurative. Altrettanto ‘artigianato’. Naturalmente se la mano è guidata dalla fantasia e dall’estro artistico. Arte e artigianato, inoltre, spesso sono legate. Sia per valore artistico sia per autori. Da sempre artisti hanno elaborato, creato, opere artigianali, e spesso artigiani sono stati giudicati veri artisti. E questo in tutti i tempi.

Non avendo opere pittoriche greche ne studiamo la pittura vasale che è guidata dall’estro, ricca di veri capolavori e spesso realizzati da famosi pittori del tempo. Facendo un salto di molti secoli possiamo ammirare, nel ritratto di Enrico IV di Holbein il giovane, lo splendido gioiello indossato dal sovrano e disegnato dallo stesso pittore, Leonardo disegnava e creava carri e costumi per feste, Toulouse-Lautrec realzzò manifesti pubblicitari ritenuti capolavori artistici. Le Courbousier, l’architetto che ha cambiato l’idea stessa di architettura, ha disegnato una famosa poltrona, e un ebanista, Maggiolino, è famoso e ricordato ancora per i suoi ‘mobili’, come anche Boulle… Picasso per anni ha foargiato e decorato oggetti di ceramica. De Pero, fantastico artista del Futurismo ha creato la bottiglietta dell’Aperol, ancora in uso. All’inizio del ‘900 fu fondata la Baahus, famosa scuola di ‘design’ e oggi diamo agli oggetti d’uso comune ma ‘artistici’, il nome di ‘design’ e ‘designer’ chi li ha ideati e disegnati.

Spero con queste poche righe di aver spiegato il forte nesso, legame, tra arte e artigianato. E Marcello Minale è stato appunto un designer tra i più famosi e premiati al mondo.

Minale nacque a Tripoli nel 1938 in una famiglia della buona borghesia. I suoi due fratelli seguirono percorsi di studi regolari, creandosi carriere di alto livello divenendo nel proprio campo personaggi di rilievo. Marcello fu il “ribelle” della famiglia scegliendo una carriera certamente anomala legata alla sua attitudine artistica,

Iniziò la sua ‘carriera’ a Roma vincendo un premio per la più bella vetrina della città, si trasferì poi a Helsinki dove frequentò la Scuola di Disegno Industriale, andò poi lavorare nello studio del famoso architetto Taucker e infine lavorò quale direttore artistico alla Mackkincinti Uiherjuuri.

Si trasferì infine a Londra e venne assunto alla Young&Rubicam dove incontrò Brian Tattersfield con il quale, tempo dopo, nel 1963, fondò la  Minale-Tattersfield, che diverrà uno degli studi pubblicitari più premiati al mondo, aiutato certamente da una visione del suo lavoro nuova, ma anche dal suo carattere vivace ed estroverso, che sapeva creare empatia con i probabili ‘clienti’, entrando in un giro di amici-clienti ad alto livello. Il successo della Minale Tatterfield inizia con Harrods.

Alla Minale-Tattersfield si rivolgeranno la Kodak, British Airoports Autority, Harrods, Eurostar, le Olimpiadi di Sidney, Toyota, Nivea, Ferrero, Illy, Armanisolo per citarne alcuni.

Le sue opere denotano fantasia, un estro indiscusso, ed al contempo un’immediatezza suggestiva. Una pioggia di premi da tutto il mondo, più di 300, gratificherà il lavoro della Minale-Tattersfield. Nel 1983 fu dedicata una Mostra alle opere della Minale/ Tattersfield per la creatività del lavoro, nel Padiglione di Arte Contemporanea a Milano.

Nel 1985 Tatterrfield si ritirerà, ma Marcello Minale continuerà il lavoro divenendo anche membro di varie istituzioni. Scrive vari libri, dei quali alcuni per bambini. Nel 1983 finanziò la rivista Bluesprint, di architettura e design.

Sue opere sono state esposte in Musei come il MOMA di New York.

Marcello Minale fu anche un campione di canottaggio, premiato nel 1956 al Campionato Internazionale.

Morirà nel 2000 a Montaroux, in Francia, ucciso in una lite, da un allievo della squadra di canottaggio che allenava.


martedì 19 maggio 2020

Kupka



Arte Astratta: Kupka

il primo grande pittore astratto

Quando si parla di Arte Astratta subito vengono alla mente i nomi di Mondrian e Kandiskj, mentre Frantisek (poi Francois) Kupka è un nome poco noto ai più. Eppure è l'iniziatore dell'Astrattismo, di certo un grandissimo artista che meglio di tutti ha espresso l'Arte Astratta e le sue opere sono indubbiamente le più belle e complesse di questo Movimento Artistico e non solo.

L’Astrattismo nacque dalla crisi dell’immagine che a metà del diciannovesimo secolo coinvolse gli artisti, a causa dell’avvento della fotografia e dai cambiamenti della società causati dall’industrializzazione.
Kupka, nato in Boemia (Cecoslovacchia) nel 1871 in una famiglia povera, a tredici anni già lavora. Poi, però, scoperti il proprio interesse artistico e la propria attitudine, andò a studiare prima all'Accademia di Vienna e poi a Parigi, centro di tutti i nuovi linguaggi dell’Arte già da metà '800. Qui fu interessato a tutti i movimenti artistici che si succedevano, molto al Futurismo, ma rifiutò sempre il Cubismo,  e, comunque, non legandosi a nessuna corrente o stile.
Fu illustratore di riviste in stile Art Nouveau.
Colto, interessato al sociale, alla spiritualità, alla teosofia (fu anche medium per guadagnarsi da vivere, attività in cui ebbe successo), alla natura ed alla musica: tutti elementi che ebbero un ruolo nella sua opera artistica. 
Kupka arrivò all'astrattismo attraverso una contaminazione iniziale con il ftgurativo. Preludio al suo astrattismo è certamente La Bagnante del 1906 l'opera in cui si legge l'anticipazione del suo percorso artistico più importante. 
Nel 1909 l'artista dipinse il  primo quadro astratto: Tasti del pianoforte, ma fu nel '12 che  espose la prima opera d’Arte Astratta: Amorpha fuga in due colori. Purtroppo l’ambiente parigino non gli fu mai favorevole, negandogli sempre comprensione ed interesse, e lui si ritirò nell’ombra.
Nelle opere astratte di Kupka si trovano le influenze delle varie esperienze artistiche del suo tempo, rielaborate con un linguaggio nuovo e personalissimo. Nei suoi dipinti si legge il lavoro intellettuale, ma anche un calore, quasi un sorriso, forse ironico. La genialità nelle forme ricche, fantasiose, piene di splendidi colori, me lo fanno preferire all’algida intellettualità di Mondrian e al complesso caos di Kandiskj. Le sue opere appaiono magiche, sono coinvolgenti. Pur essendo forme astratte, giochi di forme, linee geometriche e colori - un’esplosione di colori - le opere di Kupka hanno spessore fisico ed intellettuale. La sua pittura mi fa pensare alle opere rinascimentali per la loro ricchezza cromatica, penso a Raffaello e Tiziano, e le forme  volumetriche anche se in realtà piatte. E non è un controsenso.
Solo nel 1936 con una Mostra a New York gli venne riconosciuta la paternità dell’Astrattismo, ciononostante Parigi non lo comprese. E Kupka si ritirò nel suo mondo nella periferia parigina, a Puteaux, come aveva già fatto negli anni precedenti, dove aveva comunque un seguito di amici ed estimatori, continuando il proprio percorso e convinto che prima o poi la sua opera sarebbe stata compresa, come infatti  accadde.
Negli anni '50 finalmente Kupka venne riconosciuto quale iniziatore dell'Astrattismo.

Kupka muore nel '56, orma riconosciuto caposcuola dell'Astrattismo.


lunedì 6 aprile 2020

Il ROMANICO


L’arte nasce con l’uomo, la parola viene da arto, cioè mano, e vale anche per artigianato o arti minori come l’oreficeria, la ceramica, eccetera eccetera.

Non esiste nessuna civiltà che non si sia espressa con manifestazioni artistiche. In Occidente prima l’arte greca e poi la romana sono alla base della cultura artistica. Ed è da quella romana che, cambiate religione e società con l’avvento del Cristianesimo, si sviluppa un nuovo mondo espressivo: il Romanico. E’ chiaro che la parola viene da romano. Il nuovo stile durerà molti secoli e l’edificio principe sarà la chiesa. Le chiese romaniche in tutta Italia sono tra i monumenti più belli e interessanti del Paese.
 Partendo dalla forma della basilica romana, edificio per commerci, incontri, tribunale, posto nel foro, e adattandola per il nuovo impiego, nasce la chiesa cristiana. Si chiude l’ingresso sul lato lungo e lo si apre su quello più corto di fronte all’abside, zona semicircolare adibita a tribunale, davanti al quale viene posto l’altare. La parola chiesa viene da ecclesia, luogo di riunione, a differenza del tempio pagano nel quale i fedeli non entravano. E abbiamo anche templi pagani trasformati in chiese. Nasce inoltre un nuovo edificio: il Battistero, dove si battezzavano bambini e nuovi convertiti.

Vengono 'creati' nuovi elementi architettonici: i contrafforti (elementi che scaricano il peso di volte e cupole) i rosoni, finestre circolari sulle facciate; i loggiati che preannunciano i matronei interni: secondo piano sulle navate laterali dove le donne assistevano ai riti. Questi gli elementi architettonici più importanti. Quindi partendo da forme romane si sviluppa lo stile Romanico, (di derivazione romana), che si diffonderà su tutto il territorio, ma prendendo forme e caratteri diversi da regione a regione, da città a città, pur rimanendo un unico organismo inconfondibile. Da Palermo a Milano, da Bari a Venezia il Romanico esprime capolavori indicibili se pur con caratteristiche diversissime. Le influenze locali daranno carattere al romanico creando una gran numero di variazioni su tema.

Se guardiamo il Duomo di Amalfi notiamo subito archi a sesto acuto intrecciati, come fosse un’architettura gotica, invece si tratta di un edificio romanico. Amalfi, importante e famosa Repubblica Marinara vive un contatto profondo col mondo arabo, ed ecco l’uso di archi a sesto acuto. Altrettanto accadrà in Sicilia dove negli edifici romanici si leggeranno influenze arabe.  In San Miniato al Monte a Firenze le strutture architettoniche sono disegnate da marmi policromi, siamo vicini alle cave marmoree di Carrara e il marmo è un elemento molto usato in Toscana. Ma a Pisa troviamo l’uso di loggiati ciechi che percorrono le facciate, anteprima del secondo piano sulle navate laterali, il matroneo. Se andiamo a Milano la Chiesa di Sant’Ambrogio è l’unico esempio che rimane con un elemento che avevano anche molte altre chiese, ora scomparso, il quadriportico antistante alla facciata, dove passeggiavano e studiavano i catecumeni, cioè coloro che non ancora battezzati non potevano entrare in chiesa. Se andiamo a Venezia troveremo in San Marco forti influenze bizantine a partire dai mosaici che ne ricoprono muri e volte, dati gli stretti rapporti della città con l’Oriente.

Altro elemento particolare del Romanico sono i capitelli, non più quelli classici ma coperti di bassorilievi, come spesso facciate, strutture architettoniche, altari, pulpiti… Una scultura ricca anche di animali fantastici, mostri…

Fu molto grande il ‘successo’ di questo stile in tutto il territorio italiano, ma anche fuori dal nostro paese il Romanico ebbe grande fortuna. Infatti grazie ai Maestri Comacini (il nome non è chiaro se sia dovuto alla provenienza da Como o da ‘cum macine’ per le macchine usate per costruire) che andarono in giro per l’Europa per innalzare chiese portando il nuovo stile in ogni paese del Continente.

E in Francia, all’inizio del’300, il romanico subirà in una trasformazione, diventando stile Gotico. Nuovi fermenti religiosi, desiderio di luce in paesi che non godono di un clima ottimale e bisogno di maggiori pendenze per non far accumulare acqua e neve… il nuovo stile conquisterà il nord dell’Europa dando poi vita al Gotico Fiorito o Fiammante. In Italia, unico esempio, il Duomo di Milano, ma anche lui molto ‘italianizzato’.

Il Romanico fu di ispirazione anche per gli artisti del Rinascimento e persino del ‘900.


sabato 28 marzo 2020

RAFFAELLO SANZIO


Alla Scuderie del Quirinale a Roma ed ad Urbino due grandi mostre di Raffaello per i 500 anni dalla sua morte, purtroppo ora chiuse per il Covid 19 (Corona Virus).
Il Rinascimento Italiano fu un periodo di grande fervore artistico che segnò, e continua a segnare, la cultura italiana, europea, mondiale. E tutti sappiamo che Leonardo, Michelangelo e Raffaello ne furono e ne sono i massimi esponenti. Raffaello Sanzio era il più giovane dei tre, nato nel 1483, quando Leonardo aveva 23 anni e il Buonarrotti 8, ma fu il primo a morire a soli trentasette anni, nel 1520. Ciononostante aveva già realizzato moltissime opere: veri capolavori.
Nato ad Urbino, figlio di un pittore modesto ma esperto d'arte, nella cui bottega Raffaello ebbe la sua prima formazione, che ereditò giovanissimo alla morte del padre e con la quale si trasferì a Città di Castello. La tradizione, poi, lo fa allievo del Perugino.
Giovanissimo iniziò il proprio percorso mostrando grandi capacità ed originalità artistica che gli diedero presto molta notorietà.
Raffaello ammirava l’opera dei suoi due grandi contemporanei e Michelangelo, col suo caratteraccio, diceva che gli doveva tutto, e lui, che invece pare avesse un buon carattere, lo ammetteva. Naturalmente i tre grandi artisti che operarono più o meno nello stesso tempo, furono assai diversi uno dall’altro. Anche quando Raffaello riprende nei suoi ritratti la posa della Gioconda o la composizione piramidale nelle sue Madonne nulla hanno a che fare col capolavoro leonardesco, crea, invece capolavori ascrivibili solo alla propria arte. 
Raffaello ci ha lasciato capolavori eccelsi: le sue Madonne, le Stanze Vaticane, i ritratti nei quali per la prima volta vi è lo studio psicologico del personaggio. In così poco spazio è difficile, anzi impossibile, parlare delle innumerevoli opere che ci ha lasciato. Delle sue splendide dolci Madonne immerse in paesaggi luminosi, dei suoi magnifici ritratti introspettivi, delle sue splendide composizioni come quelle delle Stanze Vaticane: La Scuola di Atene (Stanza della Segnatura), una delle più belle e complesse rappresentazioni fatte in pittura, con la sua architettura che sfonda lo spazio, l'ariosa composizione semicircolare, i ritratti dei grandi contemporanei e del passato. Un’opera che racconta e rappresenta splendidamente il Rinascimento.
Raffaello partecipò anche a progetti architettonici da San Pietro alle Logge che portano il suo nome e che decorò anche, alla progettazione di palazzi signorili. La leggenda dice che inventò il balcone.
Morì, quasi in un’aura di santità, il 6 aprile 1520, nella sua stanza l’ultima opera: La Trasfigurazione. Fu pianto da tutti - dal Papa al popolo - come fosse un essere divino.

mercoledì 25 marzo 2020

CORONA-VIRUS


Il piazzale davanti l’edificio era già abbastanza affollato. Piccoli capannelli in conversari. Alcuni cominciavano ad entrare nel salone delle conferenze.
Ci sono proprio tutti.” disse piano il re della savana.
Già.” mormorò qualcuno.
L’emiciclo si andava riempendo. Il brusio al chiuso era più forte.
Prego accomodatevi. Dobbiamo iniziare.” disse l'Aria avvolta in un manto:  il Relatore,  
Finalmente la sala si era riempita ed il brusio andava scemando.
Bene. Vedo con piacere che ci siamo proprio tutti. Certo l’argomento è serio e tocca ognuno.” mormorio di approvazione. “Coloro che si sono iscritti a parlare avranno la parola.” indicò i presenti al lungo tavolo “Siamo qui, in questa sede così isolata e remota, per risolvere un gran numero di problemi, che però possono essere tutti raggruppati sotto un’etichetta: la presenza umana. Il primo ad intervenire è il rappresentante degli Oceani.”
Ammantato di azzurro si alzò l’Oceano Pacifico.
Già sapete di cosa voglio parlare: plastica e petrolio con i quali l’uomo ci ha riempito, uccidendo il mio popolo, facendolo ammalare. I mari con l’atmosfera sono i due elementi essenziali per la vita, anche quella umana. Ma loro niente. Noi non sappiamo più come difenderci: maremoti, tsunami non bastano, muoiono cento/duecentomila persone e poi tutto riprende come prima, anzi ci ritroviamo anche pieni dei loro rottami. Siamo pieni dei loro rottami da secoli, ma erano biodegradabili, ora la maggior parte no. Parlo anche per mari interni, laghi, fiumi.” Al tavolo annuivano i rappresentanti di pesci, alghe, coralli, molluschi. Annuivano in sala i convenuti. Il rappresentante dei mari sedette e si alzò colei che rappresentava la Terra.
Io non so più come sopravvivere: smog, rifiuti tossici, pesticidi, cemento senza freno, poca acqua, coltivazioni intensive. Sono allo stremo.”
Si alzò un olivo molto antico e frondoso.
Gli alberi anche sono allo stremo tra disboscamenti, incendi - quasi sempre dolosi -
inquinamento del terreno e dell’aria siamo sempre meno e viviamo male. Non so per quanto ce la faremo ancora.”
Noi - intervenne una mucca - siamo maltrattate con la produzione intensiva. Tutti gli animali domestici sono maltrattati. Pecore, capre, maiali, galline… tutte prigioniere a ingozzarci, produrre… o siamo usate come alimenti. Questo da sempre, ma almeno prima la nostra vita era anche piacevole: liberi a brucare, becchettare, volare… I cani e i gatti o sono super coccolati o abbandonati, maltrattati, uccisi, anche mangiati… Non possiamo fare nulla… “
Si sentì il ronzio di un’ape. “Noi stiamo scomparendo. Pensate che stupidi gli uomini. Noi impolliniamo e senza il nostro lavoro oltre a non avere più il miele non avranno più vegetali da mangiare. “
La cosa più grave è che sanno queste cose ma continuano. Ci sono atti di ribellione di noi tutti, ma loro non si fermano. Qualcuno ha qualche idea per un rimedio utile?” intervenne il Relatore. “Siamo qui per questo. Vedere se qualcuno ha un’idea per salvarci.”
Brusio.
Io ci ho provato: terremoti, ma sono sempre zone limitate e poi si distruggono anche le cose belle fatte dagli uomini come chiese, castelli, palazzi. L’arte è l’unica cosa positiva dell’Umanità e mi dispiace distruggerla. Comunque sono sempre zone limitate. Forse è anche ingiusto che tocchi solo ad alcuni e non a tutti.” intervenne la Terra.
La penso nella stessa maniera.” intervenne l’Etna, uno dei vulcani piuttosto pericolosi.
Sì, sono cerotti, non si risolve nulla.”
Mormorii nella sala.
Non molti si accorsero di una pallina che rotolava verso il palco, la notarono solo quando saltò sul lungo tavolo.
Scusate… “ e tutti la guardarono tacendo.
Non sono solo, non mi vedreste. Siamo una colonia ben nutrita e solo noi possiamo sterminare una nazione, e siamo in tanti, invisibili e letali. Fate fare a noi.”
Voi virus l’avete fatto altre volte. Però poi ricomincia tutto.” intervenne subito il gabbiano segretario dei mari.
Sì, ma noi possiamo colpire ovunque, siamo invisibili.”
Ci sono i vaccini...” qualcuno obiettò.
Noi ci modifichiamo, possiamo lavorare impunemente per parecchio tempo. E possiamo colpire in ogni luogo, bloccare tutto per mesi e mesi. Intanto si interromperebbe anche l’inquinamento dell’aria e della terra. Non darebbero fuoco ai boschi e alle foreste, non inquinerebbero il mare, i fiumi e i laghi, tutti fermi a evitare il contagio, e comunque tanti li elimineremmo e forse per un po’ potrebbero cambiare stile di vita. Qualcuno potrebbe capire che la natura va rispettata. In ogni caso siamo gli unici che possono bloccare tutto per molto tempo e far respirare il pianeta. Gli umani non capiscono niente, ci vogliono le maniere forti. “
Siete sicuri che non vi conoscono?” chiese la Terra.
Siamo una varietà nuova per cui non hanno rimedi.”
Quanto potete durare?”
Anche un anno. Poi vedremo. Intanto fermiamo un po’ il disastro”
Tutti cominciarono a consultarsi, i rappresentanti al tavolo e il pubblico.
Voi vedete questa pallina,” disse la pallina “ma per vederci abbiamo dovuto riunirci in un milione, siamo invisibili lo sapete. Prima che ci beccano davvero ce ne vorrà.”
I rappresentanti a tavolo smisero di consultarsi. Il Relatore si alzò:
Pare si sia tutti d’accordo. Approvato, siete autorizzati. Andate e buon lavoro.”

martedì 7 gennaio 2020

Eliza Pratt Greatorex


Spesso nel mondo dell'arte si incontrano famiglie nelle quali più membri con attitudini simili, ad esempio artistiche e non solo nel mondo delle arti figurative, ma accade anche fra gli attori, i musicisti, e anche i medici o i falegnami…
I casi sono molti e adesso sappiamo che nel campo artistico spesso anche le donne hanno ereditato queste attitudini. E sappiamo anche che per le donne è stato tutto sempre più difficile, ma una gran parte in fondo ce l'ha fatta.
Nell'800, se in Italia per le donne artiste la situazione è modesta e limitativa, d'altra parte non è il periodo migliore per l'arte nel nostro paese, anche in altre parti d'Europa la situazione non è sempre rosea. Negli Stati Uniti, pur con alcune difficoltà, il numero delle donne artiste invece è esponenziale e sono accettate forse meglio che nel Vecchio Continente. Nella società statunitense, dove saranno molto forti le lotte femministe delle suffragette che interesseranno trasversalmente tutti i ceti della società, si creerà l'idea di una 'Donna Nuova', attiva nel mondo del lavoro e dell'arte, capace di grandi cose, tenace, intelligente e creativa, che non ha nulla da invidiare agli uomini.
Nel XIX sec. sono davvero molte le donne americane che studiano arte e che operano nel campo artistico ed in quello delle arti minori.
Eliza Pratt Greatorex (1819-1897) nonché le sue figlie Eleanor Greatorex, (1854-1917) e Katleen (?), sono un piccolo esempio di quanto detto.
Eliza, nata in Irlanda e giunta con la famiglia a New York nel 1840, studiò presso la Hudson River School della città. Nel 1849 sposò il musicista Henry Wellington Greatorex, inglese emigrato in America, col quale ebbe tre figli, un maschio che morì a trent’anni durante un viaggio e due femmine che erediteranno dalla madre l'attitudine artistica. La coppia con i figli viaggiò molto sia negli Stati Uniti che nel nord Europa per le esibizioni concertistiche del marito, che, però, la lasciò vedova dopo solo nove anni di matrimonio. Eliza riprese privatamente i suoi studi nel '54 presso due artisti e già nel '55 aveva cominciato ad esporre i propri disegni. Rimasta vedova potè impegnarsi a tempo pieno a lavorare, riuscendo a mantenere la famiglia con i proventi delle proprie opere e insegnando in una scuola femminile. Fu membro del New York Etching Club, una organizzazione che promuoveva opere d’arte facendone riproduzioni in stampa, in realtà creando anche buone opere artistiche.
Negli anni '70 intraprese un viaggio in Europa con le figlie. Sostarono e studiarono in varie località europee per poi andare a Parigi dove Eliza continuò a studiare incisione per poter riprodurre lei stessa le proprie opere pittoriche dato che non era soddisfatta di come venissero riprodotte. Dipingeva ritratti, fiori, paesaggi.Morì a Parigi. Sue opere sono allo Smithsonian Museum di Washington.
                                                    Maresa Sottile

venerdì 13 dicembre 2019

Bruegel 'il vecchio' Il bello del quotidiano


Quest’anno cadono 450 anni

dalla morte di

Bruegel ‘il vecchio’

                              
di Maresa Sottile



Nel 1569, il 5 settembre a Bruxelles moriva il pittore Pieter Btuegel (il vecchio).
Della sua data e luogo di nascita, solo supposizioni, dalle quali si dedurrebbe che è morto a soli 45/47 anni.
Bruegel ebbe molto successo in vita, ritenuto poi, per un paio di secoli, un pittore minore e ‘riscoperto’ solo alle soglie del ‘900. Oggi è considerato uno dei grandi Maestri della Storia dell’Arte.
Il mondo in cui nacque, crebbe, visse Bruegel era diverso dal mondo classico in cui sono cresciuti ed hanno operato i grandi dell’arte italiana del tempo. Diversi cultura, mito, idea della religione, della società, dell’uomo.
All’inizio della sua formazione artistica fu soprattutto incisore. Si formò ad Anversa prima presso la bottega di Pieter Coecke, del quale poi sposerà la figlia - valente miniaturista - e dove si iscrisse alla Gilda. Al 1557 risale la sua prima opera pittorica datata: Paesaggio Fluviale con la parabola del seminatore. Passò poi alla bottega di Hieronimus Cock, partendo però subito dopo, per il suo viaggio in Italia. come molti artisti del suo tempo.
Non subì l’influenza dei nostri grandi maestri, dei quali vide certamente le opere. Quello che gli rimase di questo viaggio, nel quale traversò parte della Francia e tutta l’Italia, fu soprattutto il paesaggio, che studiò e rappresentò, diventando un grande paesaggista.
Rientrato tornò nella bottega di Hieronymus Cock, chiamata Ai quattro venti, la più importante di Anversa, dove conobbe le opere di Bosh, delle quali realizzò molte incisioni. E in quella bottega, oggi Museo, conobbe anche molti personaggi importanti della città, al tempo prospero centro economico e commerciale olandese.
Uomo colto ebbe amicizie sincere con eruditi e potenti, spesso ricchi personaggi, che collezionarono le sue opere.
Nel ‘63 si sposò e si trasferì a Bruxelles, ebbe due figli, che lasciò orfani ancora bambini, data la sua morte prematura, anche loro divenuti pittori e così i loro figli, nipoti: una dinastia di artisti che durò 200 anni. Ma nessuno eguagliò la grandezza di Bruegel il vecchio.
L’opera di Bruegel si diversifica in tre filoni: i paesaggi, il mondo popolare (anche quando realizza le poche opere religiose), e il mondo fantastico, della tradizione fiamminga, vicino a quello di Bosch,
Il filone popolare: una serie di grandi quadri, per lo più, con scene di vita popolana. Si racconta che il pittore, con un amico, travestiti da contadini, frequentasse sagre, mercati, feste popolari… , e infine la pittura fantastica dai temi simili a quelli di Bosh, essendo le loro radici culturali le stesse, che ben conosceva per la gran quantità di stampe da lui eseguite delle sue opere.
I paesaggi sono magnifici, anche come sfondo a scene di ogni genere. Bruegel racconta il mondo soprattutto contadino con un gran numero di personaggi, ed ognuno è ‘raccontato’ con dovizia di particolari sia fisici che psicologici perché lBruegel narra l’umanità, l’”uomo”, non gli interessano i grandi personaggi, ricchi e potenti, dimostrando un forte legame con la sua terra, i suoi conterranei, le sue tradizioni, anche se ne vede e ne narra i difetti, i vizi...
Le opere sacre, che nel nord Europa sono molto meno richieste che in Italia, da lui realizzate sono molto diverse da quelle concepite in Italia, in Bruegel, restano legate al mondo popolare.
La pittura fiamminga ha sempre privilegiato i soggetti comuni, le scene quotidiane, gli eventi popolari e Bruegel questo mondo lo racconta a volte con un sorriso bonario, spesso con ironia, a volte drammaticamente, sempre attento alla natura, ai sentimenti, buoni e cattivi, attento alla fisiognomica, creando un suo stile e un suo mondo ben precisi, in una pittura di alto valore artistico, capace di regalare vera e profonda emozione.
Pur essendo vissuto poco, ma avendo anche iniziato molto giovane, il numero delle sue opere è consistente, e oggi sono nei musei di tutto il mondo.
Al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli se ne possono ammirare due tra le più belle e celebri: Il misantropo e La parabola dei ciechi, nella quale, tra l’altro, il paesaggio è bellissimo.

Maresa Sottile



Articolo uscito sul mensile Albatro Magazine di dicembre 2019

martedì 3 settembre 2019

Mary Granville Delany e i suoi collage di fiori


 Mary Granville Delany nacque a Coulston 1700 da una buona famiglia, imparentata anche con la nobiltà e con personaggi di un certo rilievo, sostenitori degli Stuart. Quando la famiglia si trasferì a Londra,  Mary fu mandata a casa  di una zia  che non aeva figli, Lady Stanley, vicina alla corte. In questo periodo ebbe una buona preparazione culturale e conobbe il grande musicista Handel, col quale restò amica per tutta la vita. Mary era destinata a diventare dama di compagnia della regina Anna, ma la regina morì e le sue prospettive svanirono, inoltre la sua famiglia si trovò in difficoltà perché sul trono salì un Hannover. Mary durante la sua formazione si era interessata di botanica e di disegno e di rappresentare piante e fiori con carte colorate ritagliate. Questa tecnica molto particolare, anche se con caratteristiche e risultati diversi, l'aveva adottata in Olanda Joanna Koerten (1650 - 1715). La famiglia per questioni di interesse le fece sposare, lei diciassettenne, un ricco uomo politico sessantenne. Andati a vivere in un castello, lei fu impegnata a curare il marito, ma presto rientrarono a Londra, dove Mary ritrovò i suoi amici e lui si diede al bere e dopo qualche anno morì. Mary era libera ma senza molti mezzi perché il marito aveva sperperato quasi tutti i suoi beni. Però la vedovanza le dava una libertà che il nubilato non le avrebbe concesso, permettendole di perseguire tutti i suoi interessi. In effetti non aveva né casa né mezzi economici, veniva ospitata da amici e parenti.  Mary divise molto del suo tempo con un'amica, M. Bentinck, anche lei appassionata di botanica e insieme conobbero due famosi botanici e questa conoscenza la fece ancor più appassionare al suo lavoro di riproduzione di fiori e piante con la carta velina colorata  a mano, che chiamava 'Paper Mosaiks'. Poi conobbe un pastore, il dottor Delany, con i suoi stessi interessi e lo sposò andando dopo un anno a vivere a Dublino, dove il marito aveva una casa. Entrambi erano appassionati di botanica e le opere di Mary continuarono a trattarne. Morto il marito nel '68 continuò a lavorare con un amica anche lei appassionata di botanica, Letitia Bushe. E lavorò  per quasi diciotto anni fin quando non le venne meno la vista: aveva ottantotto anni. Questi lavori, raccolti in dieci volumi, oggi sono al British Museum. Re Giorgio III diede a Mary una casa a Windored. una pensione e Mary divenne amica della regina Charlotte e parte della cerchia reale ed il re le faceva recapitare ogni pianta particolare o bella perché lei potesse raffigurarla. Mary scrisse un'autobiografia lasciando una importante testimonianza di tutti i grandi personaggi che conobbe nella sua vita, ed un quadro della società del tempo, dei suoi usi e costumi. Su di lei vi è un libro scritto da una discendente ripubblicato nel 2000; Mary Delany e i suoi fiori. Mary Morì nel 1788 a Windsor.

                                        

giovedì 23 maggio 2019

Kathe Kollwitz



 


Kathe (Schmidts) Kollwitz nasce a Konigsberg 1867 nella Prussia Orientale (che oggi fa parte della Russia) da una famiglia di predicatori impegnata nel sociale.
 Iniziò i suoi studi a Berlino in una scuola d'arte femminile, poi andò a Monaco e frequentò un'altra scuola d'arte femminile
Fu sempre  molto interessata alle tecniche dell'incisione ed alla scultura. Sposò un medico dello stato che operava nell'ambito sociale, Karl Kollwitz, e presero casa in un quartiere operaio dove la famiglia visse fino al '43, quando dovette fuggire per i bombardamenti.
 Kathe fu sempre interessata ai problemi sociali, alle sofferenze dei poveri.  Nel 1898 fu premiata per una sua opera, ma il Kaiser si rifiutò di consegnarle la medaglia perché  solo un uomo poteva avere quell'onore ed anche per il tema dell'opera.
Le sue serie di incisioni erano sempre ispirate al mondo operaio ed alle loro sofferenze in una società che sfruttava il loro lavoro e non dava loro che ben poco ed alla loro forza come massa che poteva esprimere un pensiero importante e insorgere. Il suo stile fu influenzato dall'espressionismo. La Kollwitz andò a Parigi e studiò scultura, e in Italia vinse il Premio Villa Romana e questo le permise il soggiorno in uno studio d'arte fiorentino.
Perse il primo figlio nella Prima Guerra Mondiale. Il dolore per questa perdita le causò una forte depressione. E per il figlio e tutti caduti  eseguì un monumento funebre   terminato, però,  solo nel '35 e che fu posto nel cimitero di Roggevelde in Belgio, e poi spostato nel cimitero di guerra tedesco di Vladslo.
 Celebre a livello internazionale il nazismo la osteggiò egualmente e dovette dimettersi dall'Accademia dell'Arte e le fu proibito di esporre. Però riuscì a sfuggire  alla deportazione.
Durante i bombardamenti su Berlino  riparò in Turingia, nella tenuta di un amico,  poi si trasferì in un paesino vicino Dresda, Moritzburg, dove purtroppo nel '45 morì, pochi giorni prima della resa tedesca e della fine della guerra. 
A Berlino, vi è un piccolo Museo dedicato a lei,   ritenuta oggi la più importante artista tedesca del '900.
Molto famoso è il suo manifesto contro la guerra: Mai Più Guerra.  A Berlino c'è un monumento dedicato a lei dove c'era la sua casa, distrutta dai bombardamenti.

martedì 19 febbraio 2019

Leonardo da Vinci, Cinquecento anni dalla sua Morte


Non possiamo non ricordare Leonardo da Vinci, uno degli artisti più
importanti di tutti i tempi, nel cinquecentesimo anniversario della sua morte.
Leonardo da Vinci (Vinci (Fi) - 1452) morì in Francia, in uno dei famosi
castelli della Loira: Clos-Lucé ad Ambois, nel 1519. Aveva sessantasette
anni, che per i tempi dovevano probabilmente equipararsi ai nostri 80/90 e
basta guardare il suo autoritratto degli ultimi anni per rendersene conto.
In tutto il mondo credo che il suo nome sia noto sia come uno dei più grandi
artisti di tutti i tempi sia per i suoi studi scientifici, invenzioni, intuizioni
profetiche.
Poco compreso dai suoi contemporanei, che non sempre gli diedero credito,
oggi è ritenuto una delle massime menti umane. Nel 2010 gli italiani lo
hanno eletto il più grande genio di tutti i tempi del nostro Paese.
Figlio illegittimo di un notaio e una domestica, fu sempre seguito dalla
famiglia paterna. La sua grande attitudine si rivelò in giovane età ed il padre
lo mise ‘a bottega’ dal miglior pittore del tempo a Firenze, il Verrocchio,
nella cui bottega già studiavano e lavoravano artisti come Botticelli, 
Perugino, Ghirlandaio, Credi.
Leonardo, come tutti sappiamo, è l’autore della Gioconda, forse il quadro
 più famoso al mondo, che fa bella mostra di sé al Museo del Louvre a
 Parigi, purtroppo legittima proprietà francese, in quanto venduta dallo
 stesso autore al re di Francia che lo aveva voluto nel suo paese e dove
 l’artista, deluso, si era auto-esiliato.
Non fu molto fortunato nella sua vita Leonardo, mentre Michelangelo e
Raffaello trionfavano a Roma, a lui non fu dato credito.
Il suo estimatore, Ludovico il Moro, al cui servizio era, perse il suo ducato e
Leonardo dovette fuggire da Milano al ‘sacco’ dei francesi, che, tra l’altro
distrussero (pare) il modello del suo monumento equestre del Moro.
Certo ebbe i suoi estimatori, ma non riuscì ad avere quel credito che ebbero
altri grandi del tempo. Ma la sua storia è molto lunga e complessa per essere
riassunta in poche righe, la sua arte talmente unica che molti tentarono di
imitarla senza riuscire a concludere molto.
Solo due esempi: Il Cenacolo e la Vergine delle rocce.
Il Cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano ha una storia molto 
tribolata e complessa, è però la più bella mai dipinta. Leonardo risolse il
problema base di questo tema che è stato affrontato da molti artisti in
svariate epoche con risultati sempre piuttosto mediocri per la complessità
della sua composizione: una tavolata di 13 persone da vedere in viso: per lo
più ne risulta un’opera monotona, o una composizione forzata. Questo
molto in breve. Soltanto Leonardo riuscì a risolvere la problematicità di tale
composizione: applicò la composizione piramidale raggruppando gli
Apostoli in gruppi di tre che discutono, commentano le parole di Gesù: “...
in verità vi dico: qualcuno di voi mi tradirà.” Ne risultano un movimento,
un pathos e una vitalità che rompono la monotonia che avrebbe potuto avere
l’opera, rendendola viva ed emozionante. Purtroppo però il dipinto ebbe
molti problemi. Leonardo sperimentò una tecnica che non diede i risultati
che sperava, inoltre l’ambiente era umido e subì anche un allagamento in
fase di realizzazione dell’affresco, che affresco non era tecnicamente, tutte
cose che lo danneggiarono quasi già in fase d’opera. Per non parlare del
tempo impiegato a realizzarlo: quattro anni, Michelangelo per la Cappella
Sistina impiegò poco più dello stesso tempo: non era pittore ma scultore e
l’affresco è ben più vasto e complesso. A periodi di solerte lavoro Leonardo
alternava ( come sempre) periodi di di lunghe assenze preso dai suoi studi,
interessi, esperimenti…..
La composizione piramidale da lui ‘ideata’ fu usata da molti artisti ad
iniziare da Raffaello che lo ammirava molto, e anche in epoche successive
diventando un ‘classico’.
La pittura di Leonardo riporta in sé gli studi geologici e botanici che lui
 faceva come nella Vergine delle Rocce nella quale le rocce, le piante sono
 scientificamente perfette. Eppure le sue conoscenze scientifiche non
 rendono fredde e meticolose le sue pitture, tutt’altro. Anche perché gli
 elementi vivono nell’aria che lui riesce a dipingere. Già Leonardo ha dipinto
 l’aria, il pulviscolo atmosferico grazie allo ‘sfumato’, la tecnica da lui
 ‘inventata’. Una serie di ‘velature’ di colore che chissà perché quando usate
 da altri artisti, il grande Raffaello compreso, non diedero mai l’eguale
 risultato.
Naturalmente ci sono altre famosissime opere: la Gioconda, la Dama
dell’Ermellino, la Madonna, Sant’Anna e Gesù Bambino, addirittura in due
 versioni: una a Parigi e l’altra a Londra, il San Gerolamo, San
 Giovannino….
E poi i Codici, zeppi di disegni e idee. Spesso sono incompleti e sparsi in
vari musei del mondo. Ci raccontano i suoi studi, ricerche, intuizioni,
invenzioni. Troppo avanti per i suoi tempi, non ne capirono la grandezza e
la genialità. Addirittura lo pensavano stregone perché studiava i cadaveri,
cosa che poi facevano di nascosto anche gli altri artisti, o perché faceva
prove alchemiche e l’alchimia non era che l’antenata della chimica…



sabato 8 dicembre 2018

Castel dell'Ovo, storia e leggende


                                                   

 Se vi è un luogo a Napoli che racchiude davvero la storia della città questo è, forse, Castel dell’Ovo, uno degli edifici più suggestivi e famosi della città, sempre presente quando se ne immortala il golfo. Infatti il castello è su un isolotto, Megaride, collegato a Via Partenope, quasi all’altezza di via Santa Lucia, con un lungo ‘ponte’.
In epoca romana, Megaride era nella proprietà di un ricchissimo console romano, che dopo una fortunata e ricca carriera si stabilì a Napoli, dove  costruì una favolosa villa su quella che oggi è la collina di Pizzofalcone, zona detta anche Chiatamone, e i cui giardini scendevano fino al mare e comprendevano l’isolotto di Megaride, dove il console dava cene così celebri che la loro fama è giunta fino a noi, infatti ne è nato il termine ’luculliano’ che significa proprio pasto assai ricco di pietanze molto buone.

Lucullo era anche un uomo molto colto ed aveva raccolto in Oriente una ricca biblioteca di papiri che Cicerone riteneva assai importante e che Lucullo conservò proprio sull’isolotto. Si dice che durante dei lavori, credo nel secolo scorso, alcuni operai, che lavoravano nel Castello, trovarono dei rotoli bruciati, e scambiandoli per legno e ne fecero falò per scaldarsi durante le pause per la colazione. Pare che però si trattasse di quei preziosissimi papiri, che con le tecniche moderne avrebbero potuto forse essere egualmente letti e studiati.

Più nota di questa storia è quella di Virgilio, poeta con fama di mago, che durante la costruzione dell’edificio, si racconta, ospite in città, vi abbia nascosto un uovo in una gabbia. Finché quell’uovo resterà integro, dice la leggenda, Napoli ed il suo popolo potranno vivere tranquilli. Leggenda della quale Petrarca pare abbia riso. Ma la leggenda si racconta ancora.

Dopo i fasti di Lucullo, l’isolotto fu preda di invasioni e saccheggi barbari. Vi fu anche tenuto prigioniero l’ultimo imperatore romano Romolo Augustolo. Infine vi si rifugiarono frati eremiti, vi sorsero  dei monasteri. Anche Santa Patrizia, divenuta poi patrona della città con San Gennaro, fuggita dall’Oriente, vi si rifugiò. Quando ebbe notizia della morte del suo persecutore decise di tornare in patria, ma una tempesta la respinse verso l’isola, dove decide di restare e vi costruì un monastero.

 Allorquando i monaci preferirono la terraferma lasciando Megaride, l’isolotto  fu fortificato.

 Durante il regno normanno re Ruggiero vi riunì il proprio Parlamento. Fu reggia e prigione, ma nel 1370 il castello fu molto danneggiato da una burrasca e si sparse anche la voce che l’uovo si fosse rotto. Per placare il popolo terrorizzato fu restaurato e  rassicurati i napoletani sulla sorte dell’uovo, che fu detto ancora perfettamente integro.

Sempre presente nella storia della città, di volta in volta usato come prigione,  bastione difensivo, persino  come luogo della macina del grano. Conteso, danneggiato, risistemato, usato per ospitare personaggi illustri, ma anche per sparare sul popolo, protagonista di assalti e battaglie,  Castel dell’Ovo non ha la forma di un castello vero e proprio, più un bastione difensivo di tufo giallo, che nasce dal mare, con la base annerita dall’acqua marina che la lambisce ininterrottamente. All’inizio del ‘900 fu persino usato per aprirvi dei Café Chantants: l’Eldorado e il San Francisco, frequentati da personaggi come Salvatore Di Giacomo, Roberto Bracco, Francesco Crispi, il principe ereditario. Oggi vi si fanno Mostre, anni fa fu anche sede di concerti.

Durante la 2° guerra Mondiale, molti napoletani vi si rifugiarono e ne presero possesso continuando ad abitarci anche dopo la fine della guerra. Negli anni ’50 il problema fu poi risolto con dei veri e propri sfratti forzati. Tra gli occupanti c’era anche Zì’ Teresa, una vecchina vestita di nero dai capelli candidi, fondatrice e proprietaria dell’omonimo famosissimo Ristorante, nato insieme ad altri sull’isolotto, creando quello che ancora oggi è conosciuto come il Borgo Marinaro.

Questo è un riassunto brevissimo e lacunoso della storia di Castel dell’Ovo,  un edificio affascinante nella sua mole, nei suoi bastioni. Oltre il portale rampe, scale, una chiesa semi-sotterranea. Grandi arcate da cui si vede il lato est della città come se si giungesse con una nave. Dai suoi spalti, dove fanno bella mostra antichi cannoni puntati verso la città, si gode di un panorama dal mare del golfo, della città, mozzafiato.

 

 

 

domenica 7 ottobre 2018

Donne nell'Arte


 
Sono pochi anni che il mondo delle Arti figurative ha scoperto il volto femminile dell'Arte. Per i più le donne sono muse, ispiratrici, modelle, degli artisti, ma poco partecipi perché non capaci. Nel mondo maschilista nel quale si sono sviluppate tutte le civiltà, la donna ha avuto sempre un posto subalterno. Esaminarne i motivi è assai lungo e complesso e non è quello di cui mi voglio occupare. Però voglio raccontare qualcosa che sfati un po' i pregiudizi sulle doti artistiche delle donne e soprattutto raccontare la loro presenza nel mondo dell'Arte sin dall'antichità.
In realtà sin da sempre le donne ci sono state e di loro abbiamo anche i nomi, persino il titolo di qualche loro opera, ma queste notizie non sono 'passate' nel tempo, però Plinio, grande storico, ne scrive. Alcune furono molto famose, spesso preferite agli uomini e persino più pagate. Il punto è che poi dopo nessuno ne ha più parlato e scritto. La 'dimenticanza' instaurata dagli uomini è stata la causa della nostra 'ignoranza'. Le donne ci sono sempre state nell'Arte, ma dopo la loro morte non se ne parlava più.
Timarete, Irene, Calipso, Helena, Aristarete, Anassandra, Olimpia, Tamiri, sono i nomi di artiste greche delle quali conosciamo qualcosa. Erano famose, richieste, ben pagate. L'imperatore Vespasiano volle Helena per dipingere nel Tempio della Pace 'La Battaglia di Isso', la cui copia romana è il mosaico nel Museo Nazionale di Napoli, pare unico esemplare giunto a noi della pittura greca.
Esiste anche un antico vaso greco, la Caputi Hydria' (collez. Torno, Milano) che raffigura una bottega vasaia nella quale lavora una donna. E noi sappiamo che i vasi erano importanti nella società e nella cultura greca, inoltre unica testimonianza della pittura ellenica, essendo scomparsa ogni traccia di essa.
Nell'antichità, prima della civiltà ellenica erano botteghe a creare opere artistiche, non il singolo artista. E chi ci può assicurare che in quelle antiche botteghe d'arte non ci fossero donne?
Quindi le donne ci sono sempre state, a volte con molte difficoltà, altre con onori e successo, ma sempre, dopo, dimenticate.
Da alcuni decenni gli storici dell'Arte le stanno studiando, ne stanno scrivendo, facendo mostre. Negli USA esiste un Museo delle Donne, nel 1986 lo storico dell'Arte H.B. Janson, personaggio molto influente nel mondo dell'Arte, inserisce artiste donne nella Storia dell'Arte.
Purtroppo, dati i precedenti, molte notizie, opere, nomi, sono spariti e molti probabilmente mai più reperibili.

sabato 8 settembre 2018

Duecentocinquana anni fa moriva il grande paesaggista Canaletto


Giovanni Antonio Canal, nasce a Venezia nel 1697. E' figlio d'arte, il padre, infatti, dipinge scenari teatrali e, così, lui ed il fratello seguono il mestiere paterno, collaborando con lui. Giovanni Antonio ha ventun' anni quando, con loro, si reca a Roma per realizzare le scene di un'opera di A. Scarlatti. Qui viene in contatto con famosi paesaggisti, tra i quali Gaspar Van Wittel, padre di Luigi Vanvitelli, che è uno dei primi vedutisti. Il paesaggio fino ad allora era stato usato soprattutto come fondale, scenario, per le figure, anche se già proprio i pittori veneti, da G. Bellini a Giorgione, gli avevano dato grande rilevanza nelle proprie opere.
Come nel Seicento Caravaggio aveva dato inizio alla grande tradizione delle 'nature morte' (anche se qualche altro artista ne aveva già dipinto), nel Settecento il paesaggio assurge a protagonista della pittura. E, certamente, G. A. Canal diverrà il più grande vedutista del tempo e non solo.
Rientrato nella sua città l'interesse per il nuovo genere pittorico lo spinge a contattare e frequentare i pittori paesaggisti ed a dedicarsi al vedutismo. Ha successo tanto che anche importanti collezionisti italiani e stranieri richiedono sue opere. Esegue anche opere celebrative della città come il famoso: Il Bucintoro al Molo il giorno dell'Ascensione, che rappresenta lo sposalizio della città col mare.
Diventato quindi molto noto in città, e non solo, la sua fama non può sfuggire ai turisti, in questo caso inglesi. Venezia è meta turistica dei ricchi europei impegnati nel famoso Gran Tour, e così le opere di Giovanni Antonio, diventato il Canaletto, per distinguerlo dal padre, colpiscono un ricco inglese, Joseph Smith, che è anche il console britannico in città. Smith diviene suo collezionista e lo fa conoscere ai suoi danarosi amici amanti dell' arte. Così Canaletto si fa un nome in Inghilterra e quando la guerra del 1740/48, sconvolge mezza Europa, e le commissioni non gli piovono più come prima, se ne va a Londra. Ma non sarà facilissimo il suo percorso. Dovrà conquistare un pubblico un po' riluttante, intessere rapporti con personaggi importanti, ma riuscirà a conquistare l' aristocratica e ricca clientela anglosassone, appoggiato da Smith, divenuto suo agente.
Rientrato a Venezia definitivamente dopo una decina d'anni, nella sua città riceverà committenze importanti. Negli ultimi anni dipinge anche 'capricci', un genere pittorico nel quale l'artista gioca tra realtà e fantasia. Ormai riconosciuto e stimato Canaletto lavorerà fino alla morte nel 1768.
Denigrato dagli storici dell'arte quasi duecento anni, solo dal 1946 in poi viene riconosciuta la sua grandezza, primo tra tutti, dallo storico e critico dell'Arte Roberto Longhi. Il suo lavoro per quasi due secoli è stato denigrato ed incompreso. Gli fu persino imputato di aver usato la 'camera oscura', pratica adottata da tantissimi artisti e non solo per i paesaggi. La camera oscura, matrice della macchina fotografica, conosciuta ed usata sin dall'antica Grecia, rendeva più veloce il lavoro di un vedutista, soprattutto quando raccontava paesaggi ricchi di architetture, e non perché non fosse in grado di eseguirli. Il punto è che i paesaggi di Canaletto, sono ricchi di un'atmosfera che incanta, quasi in un mistero di bellezza e leggera melanconia, soprattutto nelle opere della maturità. Vedere dal vivo un suo paesaggio tocca l'anima, trasporta in un 'oltre' indefinibile con le parole. Ed è questo che deve fare l'Arte. Non importa come lo fa, quali tecniche, forme, colori, materiali, vengano usati. L'arte deve andare oltre, farci provare qualcosa, darci qualcosa. Nell'arte dobbiamo sentirci toccati nell'anima, provare cose che altrimenti non proveremmo.
Le opere di Canaletto sono nei grandi musei e certamente in Gran Bretagna vi è una delle maggiori collezioni, raccolta da Smith e venduta al re Giorgio III.
Maresa Sottile
   Questo articolo è stato pubblicato sul mensile ALBATROS di settembre 2018

venerdì 29 giugno 2018

Rosa Bonheur, la pittrice fuori dagli schemi


Nella Storia dell'Arte delle donne vi sono moltissime storie affascinanti e particolari. Una delle più 'strane' è di certo quella di Rosa Bonheur. Strana perché è riuscita a superare tutte le 'barriere' sociali moralistiche del suo tempo.
L'800 è stato un secolo fortemente bigotto nel quale le donne hanno perso ancor più autonomia. Gli esiti della Rivoluzione Francese, nella quale esse furono al fianco degli uomini, fu molto deludente per loro. Basti dire che alle donne fu negato anche il diritto alla cittadinanza. La discreta libertà raggiunta nel '700, svanì del tutto. Una donna che volesse 'intraprendere' una carriera lavorativa ne era totalmente impossibilitata. Figurarsi fare la 'pittrice' o la 'scultrice'. Eppure, nonostante fosse loro negato anche l'accesso alle Accademie d'Arte, le donne artiste in questo secolo sono cresciute in modo esponenziale.
Gli uomini, quelli che trovavano immorale che una donna avesse qualsiasi tipo di possibilità artistica e lavorativa, aprirono Accademie private dove ammettevano a pagamento le donne! O le accoglievano come allieve private.
Ma le donne non si fecero intimidire e continuarono per la loro strada nonostante difficoltà, discriminazioni, riuscendo a portare avanti le proprie aspirazioni. Negli Stati Uniti, ad un certo punto l'accettazione maschile arrivò prima, nacque la 'donna nuova', ma in Europa sicuramente le donne faticarono di più. Molte ebbero anche un certo successo nonostante tutto, il punto è che poi sono state escluse dalla memoria. Fortunatamente nuovi studi da alcuni decenni hanno riportato alla ribalta artiste donne degne davvero di nota.
Tra queste spicca la storia di Rosa Bonheur (1822/1898), artista figlia d'arte e donna fuori da ogni schema del tempo. Rosa portava i pantaloni. Sì perché frequentava i mercati di bestiame ed i macelli! Così ogni sei mesi le rinnovavano il permesso di indossarli. Infatti dipingeva bestiame con grande forza ed in tele enormi, al di fuori dai temi pittorici soprattutto femminili, e con dimensioni desuete anche per gli uomini. Inoltre Rosa visse per quasi tutta la vita con una compagna, una ragazza conosciuta quando aveva solo quattordici anni. E quando questa morì poi incontrò un'altra nota pittrice, l'americana Anna E. Klumpke, con la quale visse fino alla propria morte, lasciandola erede universale, oltre ad autorizzarla a scrivere la sua biografia. La cosa più particolare è che pur essendo noto il suo modo vi essere e di vivere, non ci fu scandalo attorno a lei. E la cosa sembra incredibile. Nonostante tutto  Rosa fu famosa, anche fuori dalla Francia, persino negli Stati Uniti, tanto che Pecos Bill durante una sua tournee volle conoscerla, e fu insignita della Legion d'Onore. Ma non illudiamoci troppo, fu un caso fortunato, e, se non unico, piuttosto raro.

 

sabato 9 giugno 2018

500 anni fa nasceva Jacopo Robusti detto il Tintoretto


Jacopo Robusti, il famoso pittore noto come il Tintoretto, nasceva 500 anni fa, nel 1518, a Venezia e deve il suo soprannome al fatto che il padre fosse un tintore di sete, forse di origine toscana. La sua attitudine artistica fu molto precoce, tanto che a soli 21 anni era già un pittore autonomo, cioè lavorava in proprio e non era in bottega da altri, ma della sua giovinezza e formazione artistica si sa poco.
Pare fosse stato a bottega dal famoso pittore Tiziano, ma in merito vi sono notizie contrastanti. Fu comunque un artista influenzato dalle esperienze dei grandi del Rinascimento, dal lavoro dei suoi conterranei Giorgione e Tiziano, ma trovando una cifra propria e divenendo uno dei maggiori artisti del suo tempo. Le sue opere quasi sempre religiose, dipinse però anche molti ritratti, hanno infatti peculiarità proprie che lo distinguono, rendendolo un artista unico. Le sue composizioni sono complesse, molto movimentate, piene di diagonali, quasi violente con un uso particolare della luce. La luce è una delle cose che caratterizza la pittura veneziana, che nasce e si sviluppa in una città d'acqua dai mille riflessi e tutti gli artisti veneziani ne sono stati sedotti e ispirati, ognuno a suo modo, dimostrando grande sensibilità per questo elemento.
Si dice che Tintoretto costruisse dei teatrini con figure di cera e li illuminasse con candele per studiare gli effetti della luce. E sembra non sia stato l'unico ad usare questo genere di espediente, anche Caravaggio, un secolo dopo, si sa che facesse lo stesso. Tra i suoi capolavori nel quale si può notare quanto detto vi è 'Il ritrovamento del corpo di San Marco, oggi alla Pinacoteca di Brera a Milano.
Le sue opere della maturità sono spesso caratterizzate da contorni luminosi delle figure.
Altra cosa molto interessante della sua storia artistica e privata è la presenza della sua adorata figlia Marietta, della quale dovette cogliere le grandi capacità. Infatti Marietta fu sua collaboratrice importantissima. Sin da ragazzina Tintoretto la vestiva da maschio e la portava con sé sui ponteggi, affidandole parte del lavoro, cosa per quei tempi assolutamente particolare perché la presenza delle donne nell'arte era già cosa rara, seppure esisteva, ma su un punteggio era quasi impensabile, anche se pure questo accadeva talvolta. Marietta era molto brava e Tintoretto chiaramente ne era cosciente.
Marietta però morì giovanissima di parto.
Si era sposata con un gioielliere con il patto di non lasciare il padre e la sua morte colpì in modo terribile il pittore che non si riprese più da questa perdita, morendo anche lui quattro anni dopo. Interessante di questa vicenda è che, restaurando dipinti dell'artista, si sono trovate opere contrassegnate con una M, segno indiscusso della firma di Marietta, che viene ora annoverata tra le artiste del tempo e non solo aiutante del famoso pittore.
Venezia, naturalmente, festeggerà questo anniversario con una grande Mostra internazionale, con opere reperite da tutti i musei del mondo, che si inaugurerà il 7 settembre con due poli espositivi: Palazzo Ducale e le Gallerie dell'Accademia. La mostra nel 2019 si trasferirà a Washington.
Maresa Sottile     

Articolo pubblicato sul mensile ALBATROS giugno 2018