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venerdì 7 ottobre 2011

Da: TAVOLA CALDA Autobiografia di Maria Algranati Ed ALBATROS Na 2009 pag.355-356

Colloquio con mia madre


Ero certa” dico e non aggiungo ‘che saresti venuta’, non ce n’è bisogno. E non dico nemmeno ‘mamma’, non siamo più madre e figlia se mai lo fummo, io specialmente per lei, io, l’anatroccolo della sua meraviglia. Ero certa, la sentivo, la sognavo la notte nella nostra vita di un tempo, la migliore, quella della sua gioventù, quando ancora la sua sorte di madre di un solo non l’aveva trasformata in nemica e la sua predilezione non ci aveva abolite. E’ qui, certamente, anche se non la vedono gli occhi della fronte, altri occhi percepiscono quel suo sorriso amaro, tra di rassegnazione alla disfatta e di constatazione dell’ingiustizia della vita. Il nostro colloquio è più d’intesa che di parole, perché io parlo con un’ombra ed ho l’esatta percezione di ciò che sia uno spirito.
Anche se è stato necessario per me dire tutto quello che c’era da dire, credi pure che non solo tutto il torbido si è depositato, ma che non mancano né le attenuanti per te, né i rimorsi per me, siamo di fronte, limpide, io penso, come acque chiare. Io misuro quanto sei stata infelice con la tua anima tragica. Ma questa tragedia è insita in noi, nel nostro sangue, in tutta la storia che è il destino della nostra gente e io discendo da te oltre che dai tuoi insegnamenti, i tuoi componenti li riconosco in me stessa, anche se qualcosa che mi ha veramente formata viene direttamente da altro di immanente e che era fondamentalmente mio.’
Ho l’impressione che si illumini.
Anche io non sono stata fortunata e nessuno lo sa meglio di te. Ma non affliggerti, la sfortuna non è l’infelicità e posso dire che sono stata veramente felice, la mia felicità non è dipesa dagli altri, era in me e nessuno me l’ha potuta strappare. Ricordi come dicevi? Dicevi: ‘se torno a nascere’. Forse veramente torniamo a nascere e penso che sarebbe fatale per me essere ancora sempre quella che sono stata. Tuttavia un certo ardore mi ha purificata e resa più flessibile come il ferro nel fuoco. Troppo tardi, lo so. Anche in questo sei entrata tu, inconsapevolmente, con la tua cultura, l’impegno per la nostra educazione, le letture che ci hai permesso (ricordi Ben Hur, Renan), con la grande scuola che hai scelto per noi. E i nostri discorsi liberi dopo le letture? Credevi di persuaderci e invece hai aperto lo spiraglio alla curiosità che ha permesso il mio vagabondaggio. Sai, uscire dal recinto è un’escursione meravigliosa, come se di notte nel silenzio si fosse spinto un cancello…purtroppo ha cigolato! Ma fuori, il mondo, mamma, quanto è grande! E si viaggia e si ritorna con il bottino. Ma si ritorna. E di nuovo, purtroppo, quel benedetto cancello, aperto quel tanto per lasciarti passare.’
Lei sorride, come sorrideva delle mie trovate, ma so che è contenta.
Puoi dirmi’ le dico in un soffio ‘se ci rivedremo?’
Forse è la luce dell’alba che la cancella e non so se ha risposto.



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Maria Algranati

Maria Algranati

Ritornerò

Alba dei galli, bianca, silenziosa,
diuturna novità
che disciogli pian piano
le tenebre del giorno,
alba, tu sei il ritorno,
la certezza assoluta del ritorno.
Tutto ritorna e tu non tornerai”
dice la voce inquieta che non si cheta mai.
Ritornerò, so che ritornerò!
Ritornerò con l'empito
della terra, che vuole
un fiore.
Ritornerò col mio fratello vento,
l'eterno viaggiatore,
come me innamorato dello spazio,
con le povere cose, che ringrazio
di non aver pensiero,
con le vite di un'ora
nate da un raggio tepido,
con tutto ciò che ignora,
passa,
vive senza parole
nella beatitudine del sole.
Ritornerò tutte le volte, quando
un'anima, sognando,
raccoglierà il sospiro
che lascio sulla terra nel mio canto.

Da: I Giorni
Poesie
Edizioni Scientifiche Italiane
1968



Ho seminato, questo mi rimane
se non raccoglierò, raccoglieranno
gli altri al felice termine dell'anno
che muta il gesto benedetto in pane.
Ho seminato e non per un'annata,
nella bisaccia ebbi buona semente
e non m'importa se non ne avrò niente,
so che l'ho sparsa, so che l'ho donata.
La buona pianta, ne sono sicura,
se Dio vorrà con la pioggia e col sole,
la buona pianta verrà per chi vuole.
Nè ho provveduto alla sola pastura,
perché al frumento ho mescolato i gigli,
che li trovino i figli dei miei figli.

Da: I GIORNI
Poesie
Edizioni Scientifiche Italiane
Napoli 1968

martedì 4 ottobre 2011

Abbiamo visto, sia pure superficialmente, che metalli e pietre preziose hanno avuto grandi e svariate valenze nel corso della storia. Prima fra tutte una valenza di omaggio verso la divinità e questo in ogni religione, in ogni luogo e in ogni tempo. Si rende alla divinità omaggio con quei materiali così preziosi, e nel passato così misteriosi, che ha donato all'umanità. Ad esempio nell'antico Egitto la massima divinità era il sole (Ra) e l'oro il suo simbolo e il faraone la sua l'espressione terrena, da ciò l'oro era solo per il faraone, solo lui poteva indossarlo, solo per lui poteva essere usato. Nella religione cristiana continua la valenza ed il simbolismo dei materiali preziosi, pensiamo alle aureole di Cristi, Madonne, Santi che per secoli saranno e sono d'oro, già dall'arte bizantina, per significare la divinità dei personaggi raffigurati, si usa il fondo d'oro. Nella stessa Bibbia oro e gemme vengono molto nominati da Dio stesso che detta, ad esempio, la Sua volontà su come edificare Gerusalemme che sarà d'oro e nomina anche le gemme che dovranno essere usate, gemme che hanno in sé valori simbolici. Lo stesso vale per il pettorale di Aronne nel quale le dodici tribù di Israele vengono rappresentate da altrettante gemme. E anche la letteratura parla di oro e gemme, lo fa persino Dante e, naturalmente, sempre con valori simbolici, ma anche per rendere più suggestive le descrizioni. Nel Medioevo, i famosi secoli bui, che poi bui non sono, ma qui il discorso sarebbe un altro e non è questo lo spazio per occuparsene, oltre l'architettura di castelli e monasteri, l'arte figurativa si occupa di oreficeria. In ogni libro di storia dell'arte è l'arte orafa l'argomento trattato per le arti figurative oltre ai libri copiati, decorati e miniati da amanuensi, per lo più monaci e monache, che usano oro per decorare lettere e miniature. Bisogna anche pensare che l'oreficeria non è solo formata dai monili che indossano donne e uomini, ma comprende tantissimi oggetti: dalle brocche alle else delle spade, dalle pale d'altare ai reliquiari, dalle corone alle coppe.
Nel '400 spesso vengono rappresentate con una collana, una catena d'oro, le persone ricche e potenti: l'oro è il simbolo di ciò che sono. Le Madonne della pittura per lo più non indossano gioielli, ma spesso si, e saranno le perle ad ornare le Madonne. Perché la perla è ritenuta simbolo di perfezione per la sua forma sferica, ma anche perchè simboleggia la purezza. La perla viene dal mare e nasce, secondo le credenze del passato, ad esempio, per un baluginio celeste in modo puro quindi, o è la lacrima dell'ostrica che dopo averla prodotta muore, quindi pura. Perciò la perla era la gemma degna di ornare le Madonne, ma anche il corallo che per il suo colore rosso ricorda il colore del sangue diventando così, attraverso una serie di interpretazioni, invenzioni di autori di lapidari, personaggi assai dotti e stimati e studiati fino al '600 persino da grandi uomini di ogni campo,  simbolo del sangue di Cristo, per cui, spesso, nella pittura Gesù Bambino porta al collo un rametto di corallo o regge in mano un rosario di corallo, e altrettanto la Madonna. Attraverso una serie di elaborazioni il corallo diviene simbolo di Cristo ed anche di buon augurio, tanto che una volta si regalava ai neonati un rametto di corallo. Nonché protettiva e scaramantica quindi, da qui poi nascerà il famoso corno di corallo contro il malocchio.
Bisogna anche pensare che per secoli la cultura scientifica come la intendiamo ai nostri giorni non esisteva. Sappiamo tutti che è con Galilei che nasce il concetto di scienza verificata e sperimentata, come si intende oggi. Un tempo la 'ricerca scientifica' si basava sulla semplice osservazione e su tesi fantasiose che gli studiosi elaboravano, elaborazioni sempre condizionate dalle religioni, dalle leggende, dalle credenze popolari. Bestiari, erbolari e lapidari insieme agli importantissimi studi astrologici (empiricamente astronomici) ai quali i lapidari in particolare sono molto collegati, erano basi culturali assai importanti che si influenzavano tra loro e tutto influenzavano. Qui parliamo di oro, gemme e oreficeria che hanno valori simbolici nell'arte figurativa, ma si può più o meno affrontare la rappresentazione della flora o degli animali che hanno anche loro una simbologia. Certamente l'argomento dell'oreficeria è più ricco di valenze, ma già se pensiamo alle pecore vicino al Cristo delle rappresentazioni paleocristiane e bizantine, o alla colomba, o all'uva, simboli cristiani per eccellenza, o all'ulivo, ci rendiamo conto che quello che vedono i nostri occhi spesso non basta, bisogna anche decodificare ciò che si guarda, il messaggio che si cela magari in un ciondolo al collo di una dama, un bracciale sul braccio, e così via. Ad esempio un ciondolo al collo di una dama solitamente indica un pegno d'amore soprattutto se vi è un rubino. Quindi la dama raffigurata non è solo ricca perché possiede un bel gioiello anche costoso, ma è una donna sposata o almeno promessa.
Come l'oro e le varie gemme hanno dei significati simbolici, anche le forme dell'oreficeria assumono significati simbolici e anche scaramantici. Le forme dei monili nascono già dalla preistoria con significati complessi: religiosi, di status, scaramantici, protettivi, oltre a quello di ornamento che è il simbolo anche della umana vanità. L'anello ad esempio, nella sua forma circolare rappresenta la compiutezza, l'unione, diventerà quindi il simbolo d'amore e d'unione per eccellenza. Se poi lo adorniamo con un diamante, la pietra più bella e preziosa, che tra le sue tante valenze comprende quello della perfezione, ma anche dell'indistruttibilità, possiamo capire perché viene usato come pegno e simbolo d'amore ancora oggi. La parola anello viene da anus e qui credo che tutti ne sappiate il significato, non per niente si dice di chi è fortunato che ha ......
Maresa Sottile

sabato 17 settembre 2011

L'oreficeria e le arti figurative

Sono una studiosa di storia dell'arte ed un'amante dei gioielli e queste due passioni sono gli argomenti di uno studio di cui sto scrivendo e che vorrei condividere con voi, sperando che lo troviate affascinante quanto lo trovo io.
Oggi abbiamo dell'oreficeria un concetto molto diverso da quello del passato, lo riteniamo pressocchè un argomento frivolo ed economico, ma non lo associamo alle arti figurative. Conosciamo opere d'arte in cui sono presenti gioielli e li assimiliamo ad un semplice ornamento dell'abbigliamento. Eppure non è proprio così. E bisogna anche dire che l'oreficeria spesso è stata opera d'arte
Dobbiamo partire da molto lontano: l'età della pietra, quando già troviamo oggetti di ornamento della persona in materiali poveri: conchiglie, semi, selci, pietre con cui l'umanità si adornava. E da allora questo non è più cambiato. Col tempo poi si sono trovati oro, argento e pietre preziose, così definite perché rare, bellissime e con peculiarità eccezionali come la trasparenza, la durezza e la rifrazione della luce, così l'Uomo ha affinato le sue capacità di lavorazione dandoci oggetti straordinari.
Nel tempo l'umanità ha imparato a tessere, a ricamare, a fabbricare oggetti d'ogni tipo, anche gioielli appunto, e molte di queste attività sono state 'catalogate' con l'etichetta di “arti minori” o “suntuarie” cioè di lusso, perché solo i ricchi avevano la possibilità di possederle, soprattutto i gioielli. Addirittura nell'antico Egitto dal IV-V sec a.C. per legge solo i faraoni potevano indossare gioielli, soprattutto l'oro, simbolo del dio Ra (il sole) del quale egli era figlio e incarnazione, quindi egli solo poteva possederlo.
Vediamo quindi che l'oro, materiale che ha avuto per l'umanità grande importanza, potere e fascino ha anche un valore simbolico. Questo concetto è molto importante perché tutti i materiali preziosi: oro, argento e pietre preziose e semi preziose, cioè le pietre dure, assumeranno valori simbolici ed è in questa chiave che per secoli verranno soprattutto usati dagli artisti nella pittura.
Ma prima di andare avanti voglio parlare un attimo delle cosiddette 'arti minori' a cui prima ho accennato. Questa etichetta gliela affibiò Leon Battista Alberti nel '400 e sotto questa etichetta vanno molte attività umane, che 'minori' non sono affatto, oreficeria in testa. Di 'arti minori' ne possiamo indicare molte e più è passato il tempo più sono aumentate: l'abbigliamento, cioè la moda, il ricamo, la ceramica, l'arredamento, l'intarsio dei marmi, la lavorazione dei metalli, la fotografia, la pubblicità, il cinema, il fumetto, e altre ancora. Alcune sono vecchie di millenni, altre più recenti. Alcune meno di quanto crediate come la pubblicità e la fotografia, che poi è una scoperta e non un'invenzione, perché già i greci avevano qualche idea della camera oscura...e nel '700 era usata normalmente dai pittori. Ed alcune sono assurte al ruolo di vera e propria arte come il cinema, detta la decima arte, ed anche la fotografia di cui si fanno mostre e si acclamano autori.
Ma la distinzione tra arte e arte minore è pretestuosa perché nei secoli anche i più grandi artisti le hanno praticate: Picasso faceva ceramiche, Holbein disegnava gioielli, Michelangelo disegnò (e perché no) le divise delle guardie svizzere....e un orafo come Benvenuto Cellini realizzò sculture che fanno parte della storia dell'arte come il Perseo. Inoltre ci sono capolavori della pittura che devono molto alla presenza delle arti minori. Come il ritratto del Bronzino di Eleonora di Toledo con il figlio che non sarebbe il capolavoro che è se il pittore non avesse raffigurato la magnificenza dell'abito e dei gioielli.
Nella storia dell'arte dell'alto medioevo è l'oreficeria l'argomento centrale, tanto per fare un altro esempio per comprendere come le due 'arti': pittura ed oreficeria siano sodali, compatibili e scambievoli. Gli artisti, e questo è un fatto inconfutabile, non hanno mai fatto distinzione ed hanno frequentato molto tutte le arti minori: Le Courbusier ad esempio ha disegnato mobili tra i quali una famosissima poltrona. Molti artisti hanno disegnato scene e costumi teatrali. Potrei continuare a lungo.
Abbiamo stabilito, quindi vari concetti: 1) la preziosità dei materiali e quindi la grande considerazione di cui godevano, 2) la loro indiscussa bellezza, 3) il concetto di simbolo che essi assunsero, 4) lo scambio tra arte e arti minori.
Detto ciò bisogna aggiungere che l'Uomo considerò i metalli preziosi e le gemme materiali inspiegabili e nella ricerca di dare un senso a ciò si convinse che fossero un dono divino e quindi per ciò che riguardava le divinità pagane e poi cristiane doveva usare quei materiali come ringraziamento dei fedeli. Associandoli alle divinità quelle pietre e quei metalli assunsero un simbolismo e dei valori, che oggi sappiamo del tutto falsi, ma che allora divennero importanti, quando non fondamentali. Cambiando le religioni, i luoghi, i tempi quei valori non sparirono, anzi si arricchirono.
Fidia il più grande e famoso scultore greco di età classica realizzò due enormi statue: di Atena sull'Acropoli e poi di Giove ad Olimpia in oro e avorio. E la cristianità ha usato l'oro per rappresentare il Paradiso come testimoniano i mosaici bizantini e gran parte della pittura, fino a Giotto. Le aureole sono in oro, a volte incastonate di gemme dipinte o vere, e lo sono i troni su cui siedono Gesù, Madonne, santi, vescovi, gli abiti, che hanno bordure con ricami in oro e pietre preziose, anche qui non sempre solo dipinte. A questo proposito vi dirò che fu Attalo, re di Pergamo, a far realizzare il filo d'oro dal metallo, con cui poter ricamare le vesti dei grandi personaggi.
Ma il simbolismo è piuttosto complesso perché non è solo l'oro, il metallo più prezioso, lucente, inalterabile ad avere questa valenza. La provenienza delle gemme era quasi esclusivamente orientale e già indiani, cinesi davano loro valore simbolico, ad esempio in Cina la giada nefrite era sacra e simbolo della divinità suprema e anche usata per curare i reni in altre civiltà. Fu in questi paesi che nacquero i 'Lapidari', libri sulle pietre preziose e semi preziose. Quelli indiani catalogavano soprattutto le gemme per le loro caratteristiche e valore oltre che il loro simbolismo, i cinesi davano valori simbolici e terapeutici alle gemme, anche se non ufficialmente perché la religione non lo permetteva.
Anche Plinio nella sua “Storia naturale” cataloga le pietre e vi accosta molteplici valenze anche curative, ad esempio.
Ma il boom, come diremmo oggi, avviene nel medioevo dove una quantità di lapidari vengono scritti. Uno dei primi conosciuti fu il
Picatrix, mai edito ma egualmente diffuso, famoso e base dei futuri lapidari tra cui i più famosi quelli della monaca Ildegarda di Bigen (anche beatificata) del XII sec. e quello del vescovo Marbodo di Rennes XI-XII sec. Anche in questi testi vengono attribuiti alle gemme simboli e poteri anche terapeutici e per secoli furono creduti e usati. Ricordate che Nerone usava un monocolo di smeraldo come lente? bene uno dei poteri dello smeraldo era quello di aiutare la vista e Ildegarda raccomanda cure con gemme triturate di cui viene da chiedersi l'effetto, ma in senso del tutto negativo data la evidente pericolosità.
Questi lapidari erano tenuti in gran conto, anche dagli uomini di cultura. La cultura di quel tempo cercava di dare risposte a cose che trovava misteriose, ma non conosceva ancora l'indagine scientifica, si avvaleva quindi di quello che possedeva, stabilito nel passato e prendendolo appunto per 'oro colato'. Fino al Rinascimento le credenze nate ed arricchitesi nel tempo sulle pietre preziose o sugli astri ed i loro influssi, ad esempio, furono fondamentali. Le gemme non avevano solo valori simbolici o curativi ma anche scaramantici. Vi è tutto un ramo dell'oreficeria che parla della glittica, cioè dell'incisione delle pietre pregiate, che è antichissima, e che aveva un valore scaramantico e protettivo per chi le indossava o solo possedeva.
Fatte queste premesse appare logico e inevitabile che oro e gemme rappresentati per secoli nella pittura, qualche volta anche in scultura, abbiano valenze di cui senza queste notizie non capiremmo il senso. Senza considerare che l'oreficeria è stata un'attività umana molto importante in sé che ha raggiunto altissimi livelli nelle lavorazioni, nella fantasia. Purtroppo l'oreficeria ha un grosso svantaggio. Gemme, argento ed oro sono indistruttibili e spesso sono stati usati per il loro grande valore per finanziare guerre, per salvare da rovine economiche, quindi spesso smontati, anche per un fatto di moda o perché rubati, e rimontati diversamente. Infatti i gioielli antichi hanno un valore aggiunto anche superiore a quello reale per il valore dei materiali. Ed ecco un altro aggancio: è dalla pittura che si può ricostruire la storia dell'oreficeria. Che tra l'altro è una storia interessantissima, affascinante.
Fatta questa lunga premessa potremo arrivare al legame tra pittura ed oreficeria.
              Maresa Sottile

sabato 3 settembre 2011

Donne pittrici nell'arte barocca VI

Lucrina Fetti (Roma 1590c.-1655 Mantova) Figlia di Pietro, pittore, sorella di Domenico, pittore noto col nome di Mantovano.
Studiò col padre ed il fratello con i quali si trasferì a Mantova al seguito di quest'ultimo chiamato alla corte dei Gonzaga. Il suo vero nome era Giustina, ma lo cambiò in Lucrina quando si monacò nel convento di Sant'Orsola fondato nel 1599 da Margherita Gonzaga, che ne fu anche badessa per due anni. Convento che fu un centro culturale molto vivo ed importante tanto da eguagliare la corte. A Mantova si svolse tutta la sua opera religiosa e ritrattistica che la resero assai nota e stimata. Come il fratello fu una pittrice influenzata dai grandi del suo tempo. I suoi ritratti sono molto sontuosi ed evidenziano molto lo status dei personaggi.
Artemisia Gentileschi (Roma 8-7-1593 Napoli 1653), figlia di Orazio noto pittore caravaggesco che lei indubbiamente superò. Ebbe una vita movimentata artisticamente e privatamente. Lavorò a Roma, in Toscana, a Venezia, a Napoli. Fu violentata da un collega che denunciò e al processo subì una specie di linciaggio morale. Personaggio di donna coraggiosa, libera, conscia di sé e del proprio talento. Tra le donne artiste del passato è certamente una delle più conosciute, se non la più nota.
Il suo talento si sviluppò in un ambiente, quello di Roma, ed in un periodo carichi di fermenti artistici. Il Caravaggio imperava con le sue innovazioni formali e contenutistiche, influenzando la pittura di tutta Europa ed anche per molto tempo, anche se spesso più formalmente che per i contenuti. Artemisia fu una delle maggiori esponenti caravaggesche. Le sue opere sono in chiese e musei, ed è una delle poche artiste delle quali fu sempre apprezzato il talento, tanto da essere una delle pochissime ad essere citata in passato nei libri di storia dell'arte.
Josefa de Ayala di famiglia portoghese nasce a Siviglia (1630) ma da piccola torna in Portogallo dove morirà il 2 luglio 1684. Figlia anche lei di un pittore, Baltazar Gomes Figueira de Ayala. Iniziò molto giovane eseguendo incisioni: il padre ne aveva una collezione che interessò molto Josefa. Fu molto nota e apprezzata e lavorò molto sia eseguendo pale d'altare, sia ritratti, sia nature morte. Si firmò anche Josefa em Obidos dalla città dove visse dopo Coimbra.
Gesina ter Borch (Daventer prima del 15-11-1631[battesimo] Zwolle 16-4-1690), quindi belga e figlia e sorella e sorellastra di pittori. Dimostrò il suo talento già da adolescente. Scrittrice e disegnatrice illustrò i propri scritti. La sua opera da poco è stata rivalutata con mostre ed interessamento da addetti ai lavori e pubblico.
Io termino qui il mio racconto sulle donne artiste, non perché non ce ne siano più, ma perché a questo punto, forse anche prima, le artiste cominciano ad avere una visibilità maggiore. Siamo alle soglie del XVIII sec. Le donne stanno trovando un po' più di spazio e di accettazione, anche se la strada è lunga e non ancora terminata. Il mio scopo era quello di aprire una porta e indicare un mondo quasi sconosciuto ai più. Su questo straordinario strumento, mondo, che è Internet si può trovare di tutto e di più e chiunque sia interessato alla conoscenza può cercare...e se saprà farlo farà grandi scoperte. Per non parlare dei libri.
Maresa

martedì 12 luglio 2011

Berlusconi e Bossi affossatori dell'Italia

Sono indignata, sono disgustata, sono disperata, sono sbalordita. Quello che capita in questo paese è davvero disperante, quasi incredibile. Ma possibile che una parte degli italiani non si sia ancora reso conto di come stanno le cose?

Chi è capitato su questo blog si è reso conto che qui gli argomenti trattati sono ben altri. Sono una studiosa di storia dell'arte, mi piace scrivere, fare fotografie. La politica non mi ha mai molto interessata. Ma purtroppo Berlusconi circa vent'anni fa è entrato in politica. E per sovraccarico per avere la maggioranza si è alleato con la Lega. Non sono né l'unica né la prima, lo hanno scritto anche giornali stranieri, Berlusconi ha rovinato l'Italia in una vera escalation del peggio del peggio. Mi pare ripetitivo dire che è entrato in politica non per l'Italia né per gli italiani ma per i suoi problemi con la giustizia. Non ha mai avuto idee politiche ma aziendali: le sue. Ve lo ricordate il patto con gli italiani? Io non ci ho mai creduto, e voi? Ma lui poverino è perseguitato dalla giustizia, perché i magistrati italiani sono tutti comunisti, quelli che mangiano i bambini! La cosa più tragica è che ha portato alla ribalta una 'classe politica' che non si vuole più schiodare. E prima chi li conosceva? Quando fece il primo governo e sentii in televisione i nomi dei vari ministri che mi erano tutti sconosciuti pensai che ero io che non seguivo molto la politica e perciò non sapevo chi fossero. Ma voi li conoscevate? Solo a Maroni ho sentito dire che prima di Berlusconi lui non era nessuno, solo uno che frequentava, mi pare con un piccolo incarico, la sede della Lega al suo paese. Oggi è ministro.
Credo che  il presidente del Consiglio ed il suo governo per il paese e per i cittadini non abbiano fatto nulla, anzi ci abbiano fortemente danneggiati. Non abbiamo più credibilità internazionale perché la politica estera non credo che si faccia coi rapporti personali ed i fine settimane nelle dacie e gaffe a go-gò negli incontri internazionali, né baciando le mani ad un dittatore e neppure raccontando ad imbarazzati capi di governo i propri guai giudiziari. E non si governa il paese a botta di voti di fiducia, non si fa politica in televisione dicendo di essere un perseguitato dopo aver corrotto.............................a chi non trova lavoro 'andate a lavorare invece di contestare', e non si fa una manovra economica colpendo solo chi ha poco. Ma non avevano detto che anche il governo si sarebbe tagliato stipendi e quant'altro? E dove lo mettiamo Bossi ed i suoi che continuano a schifare chi non è padano facendo gesti osceni, ma sbaglio o è un senatore della Repubblica che noi ITALIANI ANCHE DEL CENTRO E DEL SUD paghiamo ?
E Brunetta dove lo mettiamo? Io saprei dove!
Il problema degli Italiani è la memoria corta. A Craxi gettammo le monetine per disprezzo e lui fuggì per non affrontare le conseguenze delle sue azioni. Ma quando è morto un altro po' volevamo santificarlo. E Berlusconi non era molto legato a Craxi?
Questo piccolo sfogo voglio finirlo qui anche se potrei continuare per molto, tanto non hanno cambiato le cose personaggi molto più preparati di me, più intelligenti, anche molti più divertenti di me. A taluni piacciono le dittature, perché la nostra ormai è una dittatura televisiva da repubblica delle banane. Se condividete quello che ho scritto ditemelo e aggiungete anche quello che volete, il carico non sarà mai troppo,  e magari ditelo anche ad altri, se non lo condividete pensateci un po' meglio su. Maresa

lunedì 11 luglio 2011

Donne nell'arte Barocca
V

Esther Inglis Kello (1571-1624) di famiglia francese, il vero cognome era Langlois trasformato in Inglis, fuggita in Scozia per sottrarsi alla persecuzione contro gli ugonotti. Fu miniaturista e calligrafa, arte quest'ultima imparata dalla madre. Realizzò una cinquantina di libri, di cui alcuni per dono a principi reali. Sposò Bartholomew Kellow. Ebbe una vita privata non particolarmente felice, anche perché non si ambientò mai del tutto nella nuova patria.
Fede Galizia (Milano 1578-1680) figlia del pittore e miniaturista Nunzio, che fu maestro della sua precoce attitudine: a 12 anni era già a lavoro. Morì nel 1630 durante la peste raccontata dal Manzoni.
Come tutte le pittrici del passato iniziò come ritrattista, ma presto la sua fama le portò anche commissioni di altro genere quali tele di soggetto religioso e opere con soggetti mitologici. Dipinse anche molte bellissime nature morte, genere dimenticato per secoli e ripreso da pochi anni dal già famoso Caravaggio col giovanile 'Canestro di frutta', inizio di una serie infinita di pitture sul tema.
Orsola Maddalena Caccia (1596-1676) piemontese anche lei figlia d'arte: pittore il padre Guglielmo noto col nome di Moncalvo, pittrice la madre Laura Oliva figlia del pittore Ambrogio Oliva. Con quattro delle sue sorelle si monacò ritirandosi nel convento di clausura delle Orsoline di Bianzè. Lei e la sorella suor Francesca, oltre che insegnare alle consorelle cominciarono ad avere una vera attività artistica con commissioni esterne. Si trasferì poi nel convento fatto costruire a Moncalvo dal padre che voleva esserle vicino anche per seguirne il lavoro. Orsola divenne  famosa anche per le sue nature morte, le più importanti nell'ambito pittorico del '600 piemontese.
Nello stesso convento di Brianzè erano anche altre due sorelle pittrici Laura ed Angelica Bottero, delle quali però si sa poco, anzi nulla.
  Maresa Sottile