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venerdì 29 giugno 2018

Rosa Bonheur, la pittrice fuori dagli schemi


Nella Storia dell'Arte delle donne vi sono moltissime storie affascinanti e particolari. Una delle più 'strane' è di certo quella di Rosa Bonheur. Strana perché è riuscita a superare tutte le 'barriere' sociali moralistiche del suo tempo.
L'800 è stato un secolo fortemente bigotto nel quale le donne hanno perso ancor più autonomia. Gli esiti della Rivoluzione Francese, nella quale esse furono al fianco degli uomini, fu molto deludente per loro. Basti dire che alle donne fu negato anche il diritto alla cittadinanza. La discreta libertà raggiunta nel '700, svanì del tutto. Una donna che volesse 'intraprendere' una carriera lavorativa ne era totalmente impossibilitata. Figurarsi fare la 'pittrice' o la 'scultrice'. Eppure, nonostante fosse loro negato anche l'accesso alle Accademie d'Arte, le donne artiste in questo secolo sono cresciute in modo esponenziale.
Gli uomini, quelli che trovavano immorale che una donna avesse qualsiasi tipo di possibilità artistica e lavorativa, aprirono Accademie private dove ammettevano a pagamento le donne! O le accoglievano come allieve private.
Ma le donne non si fecero intimidire e continuarono per la loro strada nonostante difficoltà, discriminazioni, riuscendo a portare avanti le proprie aspirazioni. Negli Stati Uniti, ad un certo punto l'accettazione maschile arrivò prima, nacque la 'donna nuova', ma in Europa sicuramente le donne faticarono di più. Molte ebbero anche un certo successo nonostante tutto, il punto è che poi sono state escluse dalla memoria. Fortunatamente nuovi studi da alcuni decenni hanno riportato alla ribalta artiste donne degne davvero di nota.
Tra queste spicca la storia di Rosa Bonheur (1822/1898), artista figlia d'arte e donna fuori da ogni schema del tempo. Rosa portava i pantaloni. Sì perché frequentava i mercati di bestiame ed i macelli! Così ogni sei mesi le rinnovavano il permesso di indossarli. Infatti dipingeva bestiame con grande forza ed in tele enormi, al di fuori dai temi pittorici soprattutto femminili, e con dimensioni desuete anche per gli uomini. Inoltre Rosa visse per quasi tutta la vita con una compagna, una ragazza conosciuta quando aveva solo quattordici anni. E quando questa morì poi incontrò un'altra nota pittrice, l'americana Anna E. Klumpke, con la quale visse fino alla propria morte, lasciandola erede universale, oltre ad autorizzarla a scrivere la sua biografia. La cosa più particolare è che pur essendo noto il suo modo vi essere e di vivere, non ci fu scandalo attorno a lei. E la cosa sembra incredibile. Nonostante tutto  Rosa fu famosa, anche fuori dalla Francia, persino negli Stati Uniti, tanto che Pecos Bill durante una sua tournee volle conoscerla, e fu insignita della Legion d'Onore. Ma non illudiamoci troppo, fu un caso fortunato, e, se non unico, piuttosto raro.

 

sabato 9 giugno 2018

500 anni fa nasceva Jacopo Robusti detto il Tintoretto


Jacopo Robusti, il famoso pittore noto come il Tintoretto, nasceva 500 anni fa, nel 1518, a Venezia e deve il suo soprannome al fatto che il padre fosse un tintore di sete, forse di origine toscana. La sua attitudine artistica fu molto precoce, tanto che a soli 21 anni era già un pittore autonomo, cioè lavorava in proprio e non era in bottega da altri, ma della sua giovinezza e formazione artistica si sa poco.
Pare fosse stato a bottega dal famoso pittore Tiziano, ma in merito vi sono notizie contrastanti. Fu comunque un artista influenzato dalle esperienze dei grandi del Rinascimento, dal lavoro dei suoi conterranei Giorgione e Tiziano, ma trovando una cifra propria e divenendo uno dei maggiori artisti del suo tempo. Le sue opere quasi sempre religiose, dipinse però anche molti ritratti, hanno infatti peculiarità proprie che lo distinguono, rendendolo un artista unico. Le sue composizioni sono complesse, molto movimentate, piene di diagonali, quasi violente con un uso particolare della luce. La luce è una delle cose che caratterizza la pittura veneziana, che nasce e si sviluppa in una città d'acqua dai mille riflessi e tutti gli artisti veneziani ne sono stati sedotti e ispirati, ognuno a suo modo, dimostrando grande sensibilità per questo elemento.
Si dice che Tintoretto costruisse dei teatrini con figure di cera e li illuminasse con candele per studiare gli effetti della luce. E sembra non sia stato l'unico ad usare questo genere di espediente, anche Caravaggio, un secolo dopo, si sa che facesse lo stesso. Tra i suoi capolavori nel quale si può notare quanto detto vi è 'Il ritrovamento del corpo di San Marco, oggi alla Pinacoteca di Brera a Milano.
Le sue opere della maturità sono spesso caratterizzate da contorni luminosi delle figure.
Altra cosa molto interessante della sua storia artistica e privata è la presenza della sua adorata figlia Marietta, della quale dovette cogliere le grandi capacità. Infatti Marietta fu sua collaboratrice importantissima. Sin da ragazzina Tintoretto la vestiva da maschio e la portava con sé sui ponteggi, affidandole parte del lavoro, cosa per quei tempi assolutamente particolare perché la presenza delle donne nell'arte era già cosa rara, seppure esisteva, ma su un punteggio era quasi impensabile, anche se pure questo accadeva talvolta. Marietta era molto brava e Tintoretto chiaramente ne era cosciente.
Marietta però morì giovanissima di parto.
Si era sposata con un gioielliere con il patto di non lasciare il padre e la sua morte colpì in modo terribile il pittore che non si riprese più da questa perdita, morendo anche lui quattro anni dopo. Interessante di questa vicenda è che, restaurando dipinti dell'artista, si sono trovate opere contrassegnate con una M, segno indiscusso della firma di Marietta, che viene ora annoverata tra le artiste del tempo e non solo aiutante del famoso pittore.
Venezia, naturalmente, festeggerà questo anniversario con una grande Mostra internazionale, con opere reperite da tutti i musei del mondo, che si inaugurerà il 7 settembre con due poli espositivi: Palazzo Ducale e le Gallerie dell'Accademia. La mostra nel 2019 si trasferirà a Washington.
Maresa Sottile     

Articolo pubblicato sul mensile ALBATROS giugno 2018

mercoledì 25 aprile 2018

Eva Fischer, una gran pittrice dei nostri tempi


 Eva Fischer nasce a Daruvar nel 1920 in Jugoslava da una famiglia ebrea. Il padre era Rabbino Capo ed un esperto talmudista. Eva seguì studi artistici all'Accademia di Belle Arti di Lione e, diplomatasi, rientrò nella sua città a guerra iniziata, nel'41, giusto in tempo per subire il bombardamento di Belgrado e l'internamento in campo di concentramento. Ma nella sventura fu fortunata, perché, con la madre ed un fratello, venne internata in un campo dalmata, nell'isola di Curzola, che era sotto amministrazione italiana e dove il regime non era quello dei lager tedeschi, nei quali gran parte della sua famiglia morì, tanto che,  quando la madre si ammalò fu ricoverata in ospedale, prima a Spalato e poi a Bologna, ed Eva e il fratello ebbero il permesso di andare a trovarla ed accudirla. Così, con l'aiuto di membri del Partito d'Azione riuscì a fuggire con i suoi familiari, nascondendosi sotto falso nome.
Dopo la guerra rimase in Italia stabilendosi a Roma, dove frequentò il Gruppo di via Margutta, esponendo, conoscendo e stringendo amicizia con molti personaggi importanti dell'arte, scrittori e intellettuali, tra i quali Giorgo De Chirico, Giuseppe Ungaretti, Giuseppe Berto, Salvador Dalì, Corrado Cagli, Luchino Visconti nella cui casa conobbe Picasso e poi Emilio Greco, Renato Guttuso, Mafai e tanti altri, con i quali divise  conversazioni, scambi di opinioni e anche lunghe passeggiate notturne per Roma. Espose per la prima volta nel '47 alla Galleria 'La Finestra' proprio in Via Margutta. Dipingeva dichiarando che lo faceva perché era l'unica cosa che sapesse fare. Certo le sue frequentazioni l'aiutarono in ogni senso. Venire a contato con artisti  che hanno segnato il secolo le diede certamente una visione molto vasta dell'Arte del '900. Eppure la sua pittura non imita nessuno. Sposò lo scrittore A. Baumann. Con lui andò poi a Parigi, dove divenne amica di M. Chagal, a Madrid, Londra, Israele, USA,  soggiornandovi per lunghi periodi. A Londra, negli anni '60,  la Galleria Lefreve ospitò una sua 'personale', cosa che aveva fatto l'ultima volta  per Modigliani. Suoi ammiratori e collezionisti furono Humphrey Bogart ed Henry Fonda. Dipinse ritratti, paesaggi nature morte. Molto famose sono le sue opere con le biciclette e con i mercati, che Dalì ammirò. La pittura della Fischer è una pittura colta e personale. Racconta un mondo colorato ma anche problematico. Ha esposto in tutto il mondo. Negli anni '80 l'Unione Europea la nominò Artista Europea. Il musicista Ennio Morricone le ha dedicato un CD con 12 brani e ad Israele vi è una Fondazione a suo nome con sue opere. Il Presidente della Repubblica G. Napolitano le ha conferito il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Eva Fischer muore a Roma nell'estate del 2015.


lunedì 12 febbraio 2018

Posillipo, collina incantata di Napoli


     Uno dei luoghi più belli della città di Napoli è Posillipo, l'estensione verso ovest della città con una collina che da un lato si affaccia sul golfo di Napoli e dell'altro sui campi Flegrei, Bagnoli, guarda il Golfo di Pozzuoli e la costa verso nord. Luogo molto apprezzato in tutti i tempi da coloro che potevano costruirvi ville circondate dal verde e con un panorama spettacolare sul golfo della città.

A Napoli per secoli sono giunti stranieri, a volte solo in viaggio, e si sono fermati per sempre. La città infatti è piena di famiglie dai cognomi stranieri: inglesi, francesi, tedeschi, svedesi… persone che hanno anche dato avvio ad attività commerciali, aziendali, inserendosi perfettamente nel tessuto anche culturale della città e accolte dalla città. Perché Napoli accoglie tutti, come solo le città di mare sanno fare, Napoli in particolare con tutto il susseguirsi di dominatori stranieri che ha avuto, non potrebbe non accogliere chi si innamora di lei. E' il carattere di questa città, dei suoi abitanti: accogliere e accettare la diversità da sé.
Posillipo vuol dire pausa dal dolore, inizialmente nome della villa di Publio Velio Pollione, poi rimasto a tutto il sito. La zona è collinare e chiude ad ovest il golfo, poi la costa, anch'essa a golfo, prosegue verso Bagnoli e Pozzuoli.
Dai romani in poi molti notabili hanno costruito ville bellissime circondate da magnifici parchi, sulla costa di Posillipo. A Posillipo si veniva a riposarsi, a curasi, a rilassarsi. 
 Per raggiungerla, Gioacchino Murat fece tagliare la costa per costruirvi una strada comoda che partiva da Mergellina. Era infatti difficile raggiungere le ville, per alcune si poteva solo dal mare.
Andato via Murat, re Ferdinando II proseguì i lavori. Così, salendo verso il Capo di Posillipo, sul lato destro sorsero palazzi gentilizi e su quello sinistro, scoscesi verso il mare, i parche delle ville. La strada si snoda, appena un po' in salita, lungo la costa fino al Capo e poi la discesa di via Coroglio, che ne è un prolungamento, che da una piazza-belvedere scende verso Coroglio, appunto, e lungo il cui percorso c'è la Grotta di Seiano, un tunnel di poco meno di un chilometro costruito dai romani, accesso incredibile alla villa di Pollione che è il solo complesso con anfiteatri, piscina, villa e costruzioni varie, in parte conservato di tutte quelle d'epoca romana.
Da Posillipo ci si collega con la zona superiore della collina, su verso il Parco Virgiliano, una volta della Rimembranza, opera fascista. Lo si raggiunge da due vie, una più bella dell'altra. Da un lato è' a picco sul mare e sul territorio sottostante, ha panorami vari e splendidi, affaccia sulla Villa di Pollione ed il sito di Trentaremi, si vede il golfo, Capri, Capo Miseno, Procida, Ischia, i Campi Flegrei, la costa fino a Pozzuoli e oltre, dall'altro.
Benedetto Croce, il grande filosofo, col suo bastone, seguito dall'auto, ci veniva a passeggiare.
Se non si gira a sinistra per andare al Parco, continuando la strada porta verso il Vomero, quartiere posto centralmente nella parte più alta della città.
 Posillipo è un quartiere ancora piuttosto tranquilla, residenziale, con molto verde ed un panorama mozzafiato. E ha alcune cose che non si trovano in nessun altro luogo di Napoli: l'aria profumata, una luce che c'è solo nei luoghi protesi verso il mare e dei tramonti magnifici.
Vi transitano uccelli migratori che volavano verso sud-ovest in formazione, disegnando il numero uno nel cielo.
Posillipo è certo un luogo elitario, ma aveva, ora un po' meno,  anche una delle caratteristiche di questa città: la convivenza del ricco aristocratico e del lazzarone povero e malmesso. Questa città è tutta fatta così. Nel centro storico il palazzo gentilizio convive col basso proletario. C'è sempre stata una promiscuità endemica a Napoli. Ferdinando II di Borbone si travestiva da plebeo e si confondeva con il popolo. Questa commistione di ricco e povero, di colto e ignorante, di signore e scaricatore, fanno di questa città qualcosa di diverso.
A Posillipo resta la testimonianza della presenza degli stranieri che qui si sono stabiliti, la più famosa è Villa Rosbery sulla discesa che porta a Marechiaro, di proprietà di un lord inglese, dopo una lunga serie di passaggi di proprietà, infine donata dai suoi eredi all'Italia, ora residenza, quando è in città, del Presidente della Repubblica.
Palazzo Donn'Anna, Marechiaro, Giuseppone a mare, la Gaiola, la Grotta di Seiano. Posillipo, luogo di delizie sin dall'antichità, in cui si coniugano bellezze naturali, storia, cultura.
Dal mare Posillipo è un'altra scoperta. Si possono vedere le ville che dalla strada sono tutte celate da parchi scoscesi che le rendono per la maggior parte invisibili dalla strada. Alcune sembra proprio sorgano dal mare, non solo l'incredibile mole di Palazzo Donnanna, pieno di leggende, incredibile edificio del '600 che sembra un enorme scoglio corroso che sorge dalle acque, nel quale Raffaele La Capria, negli anni '60, ambientò parte del suo romanzo 'Ferito a Morte' che fece epoca.
Poco dopo anche la rossa villa Quercia pare nasca dal mare. Si alternano poi ville per lo più dell'800, il verde dei parchi, sovrastati da palazzi d'epoca e moderni su tutta la collina, cale di tufo su cui si affacciano alberi secolari come il Cenito e verso il Capo anche qualche resto romano come il Palazzo degli Spiriti, parte della villa di Pollione, gli isolotti della Gaiola. Posillipo resta un luogo dove si può riposare e avere ristoro dagli affanni e credo che chiunque la visiti, venendo da fuori, porti con sé una luce e un'aria che non troverà in nessun altro luogo. Tanti sono venuti e restati e chi non ha potuto ha vissuto certamente un rimpianto.
Napoli ha molte facce, alcune parlano d'arte, altre hanno caratteristiche particolari, molte fanno sognare con panorami splendidi, altre parlano della miseria e del malaffare. In sé ha i resti di molte culture: è una città poliglotta perché chiunque ci arriva la comprende e lei comprende loro. E' una città che la sa lunga, ed è una città ricca di storia, ed è generosa perché offre a tutti con prodigalità la sua bellezza e la sua ricchezza, chi riparte è più ricco di quando è giunto. Tutti dovrebbero avere il “diritto”, la possibilità, di conoscerla. Chi l'ha avuta, non se n'è pentito mai. 
Molti ne hanno parlato anche male, anche oggi lo fanno. Ma le loro parole finiscono nel nulla. Non l'avranno mai vinta: Napoli ha un dono e almeno finora nulla e nessuno glielo ha mai tolto, è unica e incantatrice: è una sirena, la sirena Partenope.

venerdì 9 febbraio 2018

Angelica Bell Garnett Una delle donne di Bloomsbury


Il Gruppo di Bloomsbury è certamente a conoscenza di molti, essendo un gruppo di grandi artisti ed intellettuali inglesi del '900 quali Virginia Wolf, scrittrice e femminista, Vanessa Bell sua sorella, pittrice, Clive Bell, critico e storico dell'arte, Dora Carrington, pittrice, Duncan Grant, pittore anche lui di famiglia aristocratica, John Maynard Keynes, economista, Leslie Stephen, critico letterario e filosofo, e davvero tanti altri. Il Gruppo durò dal 1905 alla Seconda Guerra Mondiale, influenzando il pensiero di artisti e intellettuali dell'epoca. Il gruppo nacque da un incontro informale di molti laureati di Cambridge. Inizialmente gli incontri del giovane e vivace gruppo avvenivano nelle loro case, poi la sede divenne la casa dei fratelli Stephen, trasferitisi nel quartiere londinese di Bloomsbury. Sir Leslie Stephen era di famiglia aristocratica e di cultura oltre ad essere un celebre critico. Sua moglie era nipote di Julia Margaret Cameron, una delle prime fotografe inglesi, della quale scrisse la biografia, vantava parentele straordinarie come quella di Darwin. Virginia Wolf e Vanessa Bell erano le sue figlie, entrambe conosciute col cognome dei mariti, artisti e  intellettuali anche loro.
 Il Gruppo di Bloomsbury è famoso e benemerito nella cultura, ma anche piuttosto fuori dalle righe, almeno per i tempi, per comportamenti e mentalità. Potremmo anche dire che precorse i tempi.
Cento anni fa nasceva Angelica Bell Garnett, la figlia di Vanessa Bell, avuta col pittore Duncan Grant, un pittore bisessuale del quale Vanessa fu innamorata tutta la vita e che visse anche con lei ed il marito, che sapeva della paternità di Duncan, e che aveva a sua volta delle relazioni: quel che si dice una famiglia allargata.
Angelica, di questa paternità, lo seppe molto tempo dopo, e ne restò traumatizzata. Crebbe immersa in un mondo indubbiamente privilegiato, essendo presenti nella sua casa e nella sua vita molti dei membri di Bloomsbury. ma, anche se lei non ne era a conoscenza, discutibile per i costumi.
Angelica studiò recitazione - recitò anche in una commedia della zia Virginia -, musica e pittura, frequentando artisti tra i quali lo scrittore David Garnett, molto più grande di lei e che era stato compagno del suo vero padre. Angelica, che non ne era a conoscenza, lo sposò avendo con lui quattro figli. Lasciata la recitazione si dedicò alla sua vera vocazione: la pittura e l'illustrazione. Separatasi negli anni Ottanta si è trasferì in Francia realizzò molte nature morte e illustrazioni di libri. Ed anche alla scrittura, raccontando al mondo in un libro: Ingannato con gentilezza: A Bloomsbury Childhood, quello strano ambiente della casa di campagna di Charleston, dove i suoi genitori vivevano e che era frequentata da tutti i personaggi del Bloomsbury. Un mondo dove le uniche cose importanti erano la cultura e l'arte e dove la trasgressione era normalità, dimostrando il disagio ed il dolore per quanto le era accaduto nel silenzio della famiglia. Varie sue opere sono state vendute all'asta da Christie's. Ciononostante la figura di Angelica come pittrice è ancora poco studiata e valutata, ancora una volta vittima della madre e della sua notorietà.





venerdì 15 dicembre 2017

Maria Algranati (1886-1978) La mia nonna poetessa


Questo blog nasce per parlare di Arte, artisti, monumenti. Ogni tanto
pubblico qualche mio racconto breve, qualche notizia sulle mie attività
 come conferenze o pubblicazione di libri,  anche per farmi conoscere
meglio da chi mi legge, diversificare e movimentare un po' il contesto.
 Questo BLOG è letto in tutta Europa, in Russia, negli USA, ed in molti altri
 paesi come la Cina, ad esempio. Così voglio trasgredire e scrivere su mia
 Nonna che è stata una poetessa di un certo valore, cosa che non dico io, ma
 persone come Benedetto Croce, uno dei più importanti filosofi del '900,
 oltre che uomo di grande valore e spessore culturale, morale e umano.
 
Maria Algranati nacque a Roma nel 1886, ma presto la sua famiglia si trasferì prima a Milano e poi a Napoli, dove lei visse tutta la vita. Una vita complicata e difficile con più dolori che gioie, la più grande e consolatoria la Poesia. La famiglia originaria aveva un menage instabile che li faceva vivere più che bene in certi periodi per poi doversi ridimensionare drasticamente date le alterne fortune lavorative del padre. Ma la cosa più grave fu il carattere della madre: estremamente rigido e anaffettivo verso le figlie, affettuoso e permissivo con i maschi, tanto che tutte e tre le sorelle andarono via presto da casa, affrontando un mondo che alle donne dava poco spazio. Ma loro avevano titoli di studio e Maria e la gemella Gina grande cultura. Gina raggiunse buoni traguardi arrivando a livelli dirigenziali, la carriera di Maria fu più tribolata e complessa. Il grande amore della sua vita non andò in porto per il tradimento di un'amica che le nascose le intenzioni del fratello che voleva lasciare tutto e tutti per lei, appena finita la guerra del 15/18. L'altro amore importante fu con un poeta conosciuto a casa di B. Croce. Un poeta finito nel dimenticatoio dopo la 2° Guerra mondiale per le sue idee, anche antisemite. E Maria era ebrea, convertita come le altre sorelle, lei e Gina spinte proprio dal Croce. Se da cattolico divento protestante finisce lì ma se un ebreo si converte resta ebreo. Con le leggi razziali, comunque, le andò anche bene: fu solo scacciata dal lavoro. Ma la tragedia più grande fu il matrimonio con il vedovo della sorella più piccola, morta dopo il terzo parto, fatto per amore dei nipoti. Il matrimonio fu pessimo ed alla fine due dei nipoti pure ingrati.
La sua salvezza in una vita così tribolata e complicata, fu scrivere. Pubblicò articoli, collaborava con L'Ora di Palermo, giornale di grande rilievo all'epoca date le firme che vantava, vari libri: alcuni romanzi, uno di favole dedicato a me, una grammatica francese, uno studio sulla storia del ricamo, una ricerca su un'antica torre ischitana ed anche la sua autobiografia, scritta nei suoi ultimi anni di vita: Tavola Calda, che ho curato e fatto pubblicare tempo fa, e vari volumi di poesie, questa era la parola magica per lei, il suo rifugio, in certi momenti la sua salvezza.
Quando è morta mi ha lasciato tutte le sue carte scrivendomi di vedere se potevo fare qualcosa per il suo lavoro. Ma non sapevo cosa. Non avevo conoscenze, agganci in quel mondo.
Mia nonna e il suo lavoro comparivano su Internet con qualche scarna notizia e basta. Eppure aveva scritto per L'Ora, frequentato l'intelligentia del suo tempo, aveva tradotto Paul Valery con i complimenti dell'autore e, soprattutto, pubblicato alcuni romanzi, aveva scritto delle poesie molto belle, così ammirate da B. Croce che pagò la pubblicazione del suo primo libro, Alessandro Cutolo incluso una sua poesia in un'antologia e non fu l'unico caso.
La poesia non paga, si sa. Tutti ne scrivono pochi la leggono.
Comunque lei un nome in una ristretta  cerchia molto acculturata, lo aveva.
Andai dal famoso scrittore Michele Prisco, che le aveva fatto la prefazione dell'autobiografia. Un lungo pomeriggio di conversazione con lo scrittore e la sua proposta all'editore Rizzoli, mi pare, che non  volle saperne. E il libro stagnò ancora per un po'.
Poi l'ho pubblicato con una piccola casa editrice che non si faceva pagare se non dopo la vendita di un certo numero di libri.
 Il libro è corredato da una ricca documentazione con lettere di molti personaggi della cultura e della politica, poesie, fotografie, documenti vari.
La prima, bellissima, presentazione fu di Francesco Durante, un giornalista esperto di letteratura, in un giardino di Anacapri: davvero un bel momento. E poi Durante scrisse una bella recensione sul Corriere del Mezzogiorno, inserto del Corriere della Sera.
 Ma nonostante le varie presentazioni, tra le quali una ad Ischia, dove lei visse sia da ragazza sia in tarda età, e dove molti ancora la ricordano, non è certo diventata famosa, però….
Da quando ho cominciato ad occuparmi del suo lavoro qualcosa si è mosso. Una ragazza alla quale era stata assegnata una tesi universitaria sul poeta antisemita, venne a consultarmi e ci furono molte pagine su Maria e  ne parlò molto durante la discussione. I siti Internet su di lei, che inizialmente erano pochissimi, si sono moltiplicati, ho messo la sua storia e il suo lavoro su Wikipedia. Un professore ha scritto un libro sul poeta con quaranta pagine dedicate a lei, e poi un secondo libro sugli scrittori a Napoli nel '900 e ci sono settanta pagine su di lei. In Francia il suo nome compare in un dizionario letterario.
 Mi ha telefonato la direttrice della Biblioteca B. Croce:  una ragazza che conosce ha avuto la tesi di laurea su Maria Algranati e vuol venire a consultarmi.  Sono contenta. Qualcosa per lei l'ho fatta,  forse non molto, ma spero sia lo stesso contenta di me.
 
Tutte le notizie e la bibliografia su Maria Algranati sono su Wikipedia.
Tavola Calda è in E-BOOK su Internet. Molti siti di libri hanno suoi volumi.
Tavola Calda ed altri suoi libri sono in molte biblioteche italiane.