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mercoledì 30 gennaio 2013

Diario napoletano

30/1/2013   Ultima notizia: Mezzi di trasporto fermi per mancanza di gasolio. La città è senza bus, tutti a piedi!!!!! Non ci sono commenti

Diario napoletano continuazione


E' arrivato il 'puro', il 'magistrato' entusiasticamente napoletano, e come tanti allocchi gli abbiamo creduto. Ora in giro si sentono commenti che non gli farebbe piacere sentire, ma credo non gli importi, questo è il suo trampolino di lancio per ben altro. spero che la delusione dei napoletani lo punisca. Ha fatto solo cose che facessero parlare di lui, per il resto zero, anzi peggio. Questa città va a rotoli, viverci è difficile e lui ha studiato come fare affinché i suoi abitanti ci stiano sempre più 'scomodi'. La grande idea: ha chiuso via Caracciolo e via Partenope. Serve per fare jogging o footing che dir si voglia, serve per far vedere quanto è bella Napoli, o meglio la sua facciata, quella cartolina che il mondo conosce, l'immondizia va sotto il tappeto. Ma chi fa jogging durante la settimana o quando piove o quando tira il vento? Serve al turismo. Quale? Ogni tanto si vede qualche turista al Vomero dall'aria sperduta che cerca San Martino, qualche gruppo qua e là a vedere il poco che la città fa vedere del tanto che ha: Piazza Plebiscito e poco più. Il turismo c'è a Milano. Roba da matti, ma Milano è diventata una città turistica e di un turismo anche ricco che va a Via Montenapoleone, Via della Spiga e compra le grandi firme italiane a suon di bigliettoni, molto meglio di quello di massa che deturpa Roma. Il turismo a Napoli è misera cosa. Finiti gli anni nei quali venivano dall'estero e addirittura restavano come i Gutteridge, i Knight, i Cosulich, i Caflish, e tanti altri, trovando qui la loro America ma anche creando lavoro e dando prestigio alla città, o degli artisti ed intellettuali che dopo scrivevano mirabilie, anche se non mancano tante pagine sulle tante e incredibili miserie della città. Ma che vengono a fare i turisti a Napoli? I servizi sono pessimi. La locomozione terribile soprattutto nell'ultimo anno, non ci sono mostre degne di nota da un bel po', nei musei c'è sempre qualcosa che non si può vedere perché manca il personale, la città è sporca, le strade malmesse, molte delle cose da vedere sono in zone nelle quali non si può sempre andare per motivi di incolumità personale e dei propri beni. La maggior parte dei pullman di turisti bypassa la città e va direttamente a Sorrento, in Costiera o al porto per imbarcarli per le isole.
Una delle cose famose di Milano sono i suoi palazzi e soprattutto i suoi cortili. Bisogna dirlo: belli e tenuti benissimo. A Milano c'è proprio il culto della manutenzione, concetto che dimostra grande capacità di spesa oculata. Una buona manutenzione evita le spese colossali di quando dopo decenni di abbandono si vuole e deve correre ai ripari. A Napoli si odia la manutenzione. Si aspetta che il degrado sia totale e spesso irreparabile o disastrosamente costoso per cui non si può fare. Anche a Napoli ci sono palazzi e cortili assai belli, ma ridotti in condizioni indescrivibili.

domenica 27 gennaio 2013

Diario napoletano continuazione


...Dicevo di Via Caracciolo e Via Partenope chiuse al traffico, cosa secondo me senza senso. Per non parlare di Viale Gramsci (per i napoletani sempre Vial'Elena) che fino alle 14 non è percorribile se non da chi ha l'autorizzazione e dai tassì. Ma che senso ha? Piazza Della Repubblica è devastata da aggeggi gialli di plastica, dei quali non conosco il nome tecnico, che servono a chiudere l'accesso a via Caracciolo e a Vle Dohrn in ambo i sensi deviando il traffico sulla Riviera di Chiaia, anch'essa divisa in due da quegli aggeggi gialli, invadenti ed antiestetici. La sagra dell'imbecillità. E il lungomare sta lì, solo soletto e deserto. E così si sono risolti i problemi di Napoli, intasandone ancor più il traffico, rendendo sempre più difficile viverci. Anche a Piazza Amedeo è bloccato l'accesso a via Vittoria Colonna per poter girare per via San Pasquale e prendere la Riviera di Chiaia nei due sensi. Dalla Riviera si può andare a Piazza Vittoria e obbligati a prendere Via Arcoleo per poter girare a sinistra in via Domenico Morelli, Via Filangieri....oppure girare per Via Vannella Gaetani e tornare alla Riviera. Ma si può anche andare dritti nella Galleria Vittoria per uscire a Via Acton; si può anche percorrere il Chiatamone (fino a giugno, dice un cartello, quando il senso verrà invertito.) per uscire a Via Santa Lucia e seguire un percorso obbligato fino a via Acton. Però dopo le 14 si passa e si passa anche il sabato e la domenica dopo le 19. Un gran casino che dimostrano confusione mentale, dispotismo e strafottenza per i cittadini. All'inizio anche il Cso. Vittorio Emanuele era diventato in parte non transitabile, almeno così si diceva, comunque  ci sono stati giorni di blocco del traffico, un caos infernale nel quale tanti sono rimasti intrappolati. E mentre i napoletani si 'arrangiano' con mezzi latitanti, strade chiuse al traffico, strade sempre più intasate, il sindaco si fa bello del suo “lungomare liberato” che resta desertico. Poi al sabato e la domenica si anima, naturalmente se il tempo è bello. Allora si poteva continuare come prima rendendo magari fissa la chiusura al traffico in quei due giorni.
Mezzi di trasporto sempre più latitanti per mancanza di soldi: assicurazioni non pagate, stipendi in forse, mancanza di soldi per la manutenzione. Le fermate sono super affollate di disperati in attesa di un mezzo di trasporto: si possono avere attese anche di 45, 50 minuti, qualche volta anche di più. Per fortuna Napoli ha le funicolari, mezzo di trasporto che davvero risolve molti problemi, sempre in orario. Poi ci sono due metropolitane, una ne so poco, va in zone che non frequento e non posso parlarne, l'altra, la Collinare come è chiamata, lo sanno tutti che è la più bella metropolitana d'Italia, no d'Europa. Ed è vero, è bella e soprattutto bisogna dire che nel complesso il degrado è minimo, quasi nullo, nonostante ormai abbia un venticinque anni. Tutto troppo bello per essere vero. Infatti la Metropolitana Collinare ha davvero dei tempi di attesa incredibili. Nelle cosiddette ore di punta, cioè la mattina negli orari nei quali si va a lavoro l'attesa è di pochi minuti, ma poi gli orari arrivano anche a dodici minuti di attesa. Giorni fa ho preso un treno a Piazza Vanvitelli alle 13,14, pieno come un uovo tanto che non si riuscivano a chiudere le porte. Molti sono rimasti sul marciapiede: doveva essere saltata una corsa almeno per giustificare quella folla, mentre stipata in quel carnaio (dovevo scendere alla fermata dopo fortunatamente) che non riusciva a ripartire, l'occhio m'è andato sul display sul quale scorreva la scritta: PROSSIMO TRENO TRA 14 MINUTI. Ma vi rendete conto? E ci sono napoletani entusiasti della chiusura di Via Caracciolo e via Partenope e che trovano che la metropolitana nelle ore di punta, in cui l'hanno presa, era accettabile. Sarò io che sono strana............

sabato 5 gennaio 2013

Diario napoletano (continuazione)


Il giovedì, quando posso vado al Mercatino di Posillipo. Amo i mercatini in genere, li trovo divertenti, allegri. Quello di Posillipo è lungo l'ampio viale Virgiliano che porta all'omonimo Parco, ex della Rimembranza. E' un mercatino con un target più elevato del solito, data la zona elegante: Posillipo, il quartiere in assoluto più bello della città perché quello rimasto più simile al suo inizio nonostante anch'esso abbia subito le sue brave violazioni. Posillipo ha un suo microclima, spesso l'aria è persino profumata, tutta aperta sul mare ha una luce straordinaria. Posillipo, come tutti sanno, vuol dire pausa dal dolore, luogo ameno dove rinfrancarsi, dal greco paùein-lype. Vi ho vissuto molti anni ed è il mio 'luogo dell'anima', ma questa è un'altra storia.
Per raggiungere il Mercatino, se non si sta già a Posillipo, bisogna percorrere via Manzoni, strada tra le più lunghe della città che dopo un percorso pianeggiante sulla zona alta della collina di Posillipo, con due crinali, uno verso il mare del Golfo e l'altro verso i Campi Flegrei, quindi il mare di Bagnoli con Nisida, Procida, Ischia, fin verso Pozzuoli e oltre. Ma solo in pochi punti si può ammirare tutto ciò, perché serie ininterrotte di palazzi chiudono la vista. Nell'ultima parte Via Manzoni è in discesa, alberata da ambo i lati e sulla destra si gode il panorama splendido di cui ho detto: Campi Flegrei...... Dall'altro lato ville e palazzi di lusso spesso dietro zone verdeggianti chiuse da muri e cancelli. Le radici dei pini che la fiancheggiano hanno deformato marciapiedi e carreggiate. In macchina si fa lo slalom e a piedi invece del panorama bisogna guardare dove si mettono i piedi. Ogni anno è sempre peggio, ma naturalmente non si rimedia in alcun modo. E così continua al Viale Virgiliano. Buche, pavimentazione deformata dalle radici. Camminarci diventa un impegno serio per non storcersi una caviglia o inciampare e finire faccia a terra. Ma lo 'stoico popolo napoletano' va avanti e non dice niente, ed i suoi rappresentanti non fanno niente. 'Il resto di niente'. E' così anche per via Tito Lucrezio Caro, altra strada bellissima che da Posillipo (meglio Discesa Coroglio anche se tutti continuano a dire Posillipo e la Discesa viene più avanti da quello che più giustamente viene detto Capo Posillipo, anche se pure quello viene prima) porta al Parco Virgiliano raccordandosi col Viale. Un paio d'anni fa una terribile tempesta spezzò molti dei pini che la fiancheggiano. La strada fu chiusa, gli alberi abbattuti portati via. La strada è ancora chiusa perché impraticabile per le deformazioni della carreggiata dovuta alle radici dei pini, che naturalmente non sono stati ripiantati, la strada non è stata sistemata. Servono commenti a tutto ciò?Ma queste sono le punte di un iceberg. Se la zona più bella di Napoli sta così, come potranno mai stare le altre?

martedì 1 gennaio 2013

Stralci dal "Diario napoletano" che sto scrivendo:

.....sono andata alla Fondazione Valerio per la Storia delle Donne. Credo siano in pochi in questa città a sapere cosa sia e dove sia. Il nome mi sembra chiaro, già perché le donne hanno una loro lunga storia con molte rappresentanti degne di nota. Solo di poche se ne sa qualcosa, molte, la maggior parte sono ignorate e ne sanno solo studiosi e persone particolarmente acculturate. Ma in questo momento non voglio parlare di questo, ma del luogo di questa Fondazione che è in un vicolo di via Pessina, scendendo a destra, poco prima di Piazza Dante: Vico Luperano. Appena si imbocca il vicolo dopo pochi metri a destra si apre un altro vicolo, questa volta cieco, finisce infatti con un grande portone arcuato in pessime condizioni. Nessuna indicazione ben visibile che indichi che sono arrivata dove dovevo andare né come entrare, poi si apre per qualche motivo il portone e si vede un cortile più o meno quadrato e di fronte c'è la struttura di un palazzo quattrocentesco in pietra grigio perla di un piano con finestre arcuate bordate di bianco. Sulla struttura bella, elegante nella sua semplicità si innalzano tre piani di un orribile palazzo diciamo moderno. Anche sugli altri due lati che lo fiancheggiano orribili palazzi. Nel cortile macchine parcheggiate.
Questo palazzo era la Villa La Conigliera del re Alfonso II, architetto, pare, nientemeno che Giuliano da Maiano, ed era circondata da una zona boschiva, probabilmente ricca di conigli, che giungeva fino a quella che ora è una delle strade più brutte della città: Via Salvatore Rosa. Una volta era chiamata l'Infrascata, cosa che fa pensare ad un luogo verdeggiante, pieno di frasche. Sì perché una delle prerogative di questa città, o meglio di coloro che hanno operato e operano “su” questa città è che hanno fatto e fanno di tutto per trasformare luoghi belli e ameni in posti orribili. E' come se, essendo circondati da troppa bellezza, fossero diventati del tutto indifferenti ad essa.

mercoledì 21 novembre 2012


Questo è l'inizio del mio romanzo:
             Malefizio d'amore
                        Romanzo

                                            di
                             MARESA SOTTILE

                                                              Capitolo I

                             I Edimburgo 1594: il primo incontro
La sala d'attesa era vasta, con grandi finestroni dai classici vetri quadrettati obliqui. Sulle panche di legno lungo le pareti c'erano cuscini di damasco giallo oro, ritratti degli Stuart abbellivano le pareti rivestite di legno scuro come le panche, neri candelabri di ferro battuto a molte braccia erano posti negli angoli, il soffitto a cassettoni, anch'esso dello stesso legno, non era molto alto.
Guardie con lance, elmetti, pettorali e schieniere d'armatura con sciarpe scozzesi annodate di traverso, erano ai lati delle porte.
Il mormorio dei nobiluomini e di qualche dama era sommesso ma rendeva viva la sala, in realtà non molto luminosa perché la giornata era nuvolosa. L'autunno cominciava a farsi sentire.
Esther Langlois era un po' intimidita e camminava un passo dietro al padre.
Aveva indossato il suo abito migliore, che comunque le sembrava molto modesto in quell'ambiente sfarzoso confrontandolo con quelli dei presenti. I loro erano di tessuti preziosi, con passamanerie, colletti di trine, le poche dame indossavano gioielli sui vestiti e cuffie bellissime adorne di pizzi e veli. E quasi tutti avevano le sciarpe di tartan scozzese.
In mano teneva il dono che aveva portato, il suo lavoro migliore, un piccolo libro che aveva scritto con quella sua grafia ormai divenuta perfetta, elaborata e arricchita dai decori in rosso, blu e verde e dai tocchi di oro che sottolineavano le prime lettere e le decorazioni sui margini delle pagine. Ma le cose che rendevano il libro più prezioso erano la piccola misura e la copertina di seta verde che aveva ricamato con fiori e foglie con fili di seta colorati e d'oro. Davvero un gioiello quel piccolo libro, così particolare per quelle dimensioni minuscole.
Ma in quel momento le sembrava che quel piccolo dono racchiuso nel sacchetto della stessa seta con il ricamo delle iniziali del sovrano, fosse misero, nonostante suo padre le avesse detto che ormai era persino più brava della mamma e che quelle copertine e le piccole dimensioni rendevano i suoi libri unici. Temeva che il giudizio del padre fosse falsato dall'affetto che aveva per lei.


venerdì 24 agosto 2012


La Mortella a Forio d'Ischia
di
Lady Susana Walton
Uno dei giardini più belli d'Italia

La Mortella è un meraviglioso giardino a Forio d'Ischia, famoso nel mondo per la sua bellezza e per la sua storia particolare. Eppure tanti napoletani non l'hanno mai visitato e molti non sanno neppure della sua esistenza. E' un giardino che anni fa, nel 2004 fu eletto giardino più bello d'Italia per quell'anno.
Io l'ho visitato due volte e sono stata anche ad uno dei concerti che si tenevano una volta nello studio di William Walton e che ora si eseguono in un'arena costruita nel 2004 e inaugurata nel 2007.
Quando, una mattina (il 13) d'agosto del 2000, varcai la soglia della Mortella vidi una vecchia utilitaria rossa con una donna anziana al volante che veniva avanti nel viale e salutando con una mano il personale alla biglietteria uscì dal cancello.
Man mano che mi inoltravo nella verde frescura del giardino restavo sempre più incantata dalla bellezza del luogo. Di quel magico giardino non sapevo nulla, mi avevano solo detto che era molto bello e che valeva una visita.
Oltre che per la bellezza delle piante, dei fiori e dell'impianto del giardino, degli zampilli d'acqua ero incantata dalla cura dei particolari. Un esempio: le bocche d'acqua terminavano con piccole sculture in metallo con forme di animali. Da una zona rialzata su un terrapieno si affacciava una terrazza con tavolini riparati dal sole con ombrelloni pieghettati che facevano pensare alla Cina. Era il bar e mi proposi di andarci dopo un po' per riposarmi prima di completare la visita, e continuai ancora a girovagare per quei vialetti, ad ammirare ogni siepe, aiuola, fiore, pianta. Infine mi diressi al bar dove non immaginavo avrei trascorso un paio di ore indimenticabili.
Decisi di sedermi all'interno perché era più fresco. Il bar tutto in legno dipinto, era rusticamente semplice ma elegante e notai che le stoviglie erano cinesi con un decoro azzurro. Nel bancone erano in mostra delle torte, per lo più alla frutta, e mentre. seduta al tavolino bevevo un caffè, ne arrivarono alcune e la cameriera mi spiegò che erano tutte fatte in casa da persone del posto. Ad un certo punto entrò una donna piccola e minuta, un po' curva, i capelli biondi cortissimi con delle ciocche viola di lato, un vestito anch'esso viola di quelli lunghi, larghi, il genere di abiti che vendevano le botteghe indiane o giù di lì, e che adesso sono molto alla moda, le mani artritiche piene di anelli, le unghie laccate. La signora era sorridente, salutò le ragazze del bar e sedette al tavolino di fronte alla porta. Una delle cameriere le portò un piattino con una fetta di torta che lei assaggiò. L'avevo riconosciuta, era la donna che guidava l'utilitaria rossa e capii che era la “padrona del castello”. La torta infatti gliela avevano portata perché lei l'approvasse: doveva essere di qualche nuova 'collaboratrice' o una ricetta nuova. Per maggior sicurezza chiamai la cameriera e le chiesi conferma che la signora fosse chi pensavo. “Sì, è Lady Walton, la proprietaria.”
Ero così entusiasta di quel giardino che, superando la mia timidezza e riservatezza, mi avvicinai a lei e le dissi tutta la mia ammirazione per lo splendore di quel luogo. E fu una reciproca simpatia fulminante. Mi invitò a sedere e cominciammo a chiacchierare. E mi raccontò di tutto e di più. La sua vita e quella del suo giardino. Spero di essere stata una privilegiata, ma forse lei, che era una persona molto semplice, comunicativa, aperta avrà detto quelle cose anche ad altri visitatori, ma voglio credere che quella reciproca simpatia che provammo entrambe quel giorno non sia stata per lei così frequente. Tra i personaggi che nella mia vita ho potuto conoscere, credo che Susana Walton sia stata quella che mi ha ispirato più simpatia. Aveva degli occhi vivacissimi ed intelligente, un sorriso cordiale e dei modi molto affabili.
Ho saputo da lei tutto quello che poi ho letto nel libro che acquistai in quel bar, e che lei mi dedicò firmando Susana, e quello che oggi si può trovare su internet. E anche qualcosa che non c'era nel libro e non c'è su internet.
Mi raccontò il suo incontro con W. Walton quando lui andò in Argentina, suo paese natale. Lei era figlia di una ricca famiglia di alto livello sociale che non fu contenta di quel matrimonio con un uomo tanto più grande di lei, e capii anche che le origini di Walton facessero storcere loro il naso. Ma Susana Valeria Maria Gil Passo, donna di gran temperamento, non ascoltò nessuno. William Walton aveva ormai raggiunto notorietà e prestigio come musicista tanto che comporrà poi le musiche per l'incoronazione di Elisabetta II e sarà fatto baronetto.
Poco dopo il matrimonio, nel '49 la coppia viene ad Ischia. Abita prima in una casa in affitto e poi, avendo deciso di risiedervi per sempre, ne acquista una con un terreno che prende gran parte del promontorio che si affaccia sulla spiaggia di San Francesco.
La vita di Susana non è proprio piacevole. Il marito lavora sempre e quando lavora non vuole vedere nessuno. Susana è molto sola. Anche se hanno amici che li vengono a trovare. Come Laurence Olivier, grande amico di lord William che per lui scrisse le musiche per i film Enrico V e Riccardo III. Sono così amici con Laurence che quando lui si lascia, nel '58, con la moglie Vivien Leigh è da loro che si rifugia. Ricordo che nei cinegiornali dell'epoca e sui giornali si vedeva l'attrice ritornata sul lago di Como (o Garda o Maggiore chi se lo ricorda) dove era stata felice col marito, che in quel periodo nessuno sapeva dove fosse.
Ma la solitudine per Susana resta. Immaginate una giovane donna argentina dell'alta società moglie di un uomo famoso vivere d'inverno all'inizio degli anni '50 a Forio d'Ischia, con un marito che per giorni non si vede perché dorme anche nel grande studio che si è fatto costruire al di fuori della casa, formato da due vaste stanze. Sarà questa solitudine la 'causa' della nascita dei giardini la Mortella.
Mi disse che doveva fare qualcosa per occupare il proprio tempo, per crearsi uno scopo. E allora cominciò a pensare al giardino. Ma la 'terra' che avevano comprata era in realtà una colata lavica con un grande avvallamento e sarebbe costato una fortuna farne un giardino. Allora Susana, donna volitiva, d'ingegno e combattiva, ha un'idea su come riempire quell'enorme avvallamento. Abbassa la voce e mi parla come se non volesse che altri sentissero. Acquista camion di spazzatura sottobanco. Cioè senza farlo sapere a nessuno si mette d'accordo con chi conduce i camion dell' immondizia che invece di andare alla discarica, di notte e di nascosto, vanno a riempire il grande avvallamento. E su quel mucchio di spazzatura mette il terreno per il suo giardino. Di tutto questo non dice nulla a suo marito, che in realtà poco si interessa alla cosa chiuso nel suo studio, l'eremo che si è costruito in una parte alta della proprietà, dalla quale, oltre alla solitudine, può anche godere di un paesaggio certamente ispiratore per un artista.
Susana d'altra parte ha anche lei trovato uno scopo nella vita che oltre ad occuparla l'appassiona. Ma l'impresa è costosa e lei la fa quasi di nascosto, William paga senza saperlo. Così quando dice alla moglie che vuol fare un viaggio lei risponde che non ci sono soldi. “Ma come? devono essere arrivati i diritti d'autore di quest'anno!” Ma i soldi non ci sono. E non ci saranno per molto tempo. Niente da fare per lord William che vuole cambiare aria, riposarsi un po' dal suo impegno intellettuale. Tutto quello che ha guadagnato è lì, in quel giardino che sua moglie Susana sta facendo nascere. Poi nel '60 lei chiama addirittura Russel Page, famoso architetto di giardini, per sistemarlo, ma questo sarà solo per la parte di sotto quella che io ho già visitato, ma c'è quella 'a monte' nella zona alta che sarà tutta frutto del suo gusto, della sua fantasia. Li ci metterà molte piante esotiche e una piccola pagoda originale, autentica, che ha portato dalla Cina. Lei ha uno zio ambasciatore in quel paese e, in un viaggio nel quale va a trovarlo ed è sua ospite, vede e compra la pagoda. Però c'è una legge che le vieta di portarla fuori dal paese. Ma un ambasciatore ha mille scappatoie per riuscire a realizzare cose che i comuni mortali non potranno mai fare. Lei riparte senza la pagoda, ma la pagoda arriverà a Forio d'Ischia ed è in bella mostra lì alle Mortelle.
Le dico che quello che ha costruito è magnifico, stupefacente e che quelli di Forio le saranno certamente molto grati per aver arricchito il loro territorio con quel giardino incantato. No, non è così. Non l'hanno mai amata, non le sono grati, la ostacolano per ogni iniziativa e la criticano. Sono stupita. Allora mi racconta che quando, comprata la proprietà e la casa, che è una costruzione lunga e grigia in fondo al giardino completamente immersa nel verde, la dovette ristrutturare e lei pensò che la cosa migliore fosse mantenerne il carattere originario cioè quello di una vecchia costruzione rurale, applicò quello che ormai è prassi nel restauro storico, cioè cercare di non cambiare le caratteristiche del manufatto. Così Susana ad esempio conserva o rifà i pavimenti originali: una gettata di cemento e i locali si scandalizzano: dei ricchi forestieri forse dovevano usare marmi o almeno colorate ceramiche.
Suo marito riposa lì, un po' più su dello studio. Ha voluto così e c'è un monumento che lo ricorda. E sono venuti in tanti a visitarlo, anche Carlo d'Inghilterra.
Lei ha voluto creare un master per i cantanti e ci sono stagioni di concerti. Mi dice di venire a sentirne uno ed io lo farò, un po' di giorni dopo.
Si è fatto tardi e lady Walton ha ospiti a pranzo deve per forza andarsene. Ci facciamo fotografare da una delle cameriere, mi dedica il libro che ho comprato, mi abbraccia e bacia e va via curva, minuta ossuta e vitale come pochi.

Vado a vedere la pagoda che è su, nella parte più alta del giardino.
C'è anche una voliera con uccelli rari: ho visto il colibrì e ho intuito il suo volo.
Tutto quello che mi circonda non può che stupirmi per la sua assoluta bellezza, mi sembra di passeggiare in un luogo incantato, magico.
C'è una pianta, nella parte alta del giardino, che proviene dell'America del Sud: fiorisce una sola notte all'anno verso mezzanotte con uno stupendo fiore candido a campana che nasce sulla foglia e che dura credo meno di un'ora ed emana un profumo stupendo. Non ricordo il nome di questa pianta ma mi piacerebbe tanto saperlo. Magari faccio un'altra visita alla Mortella, non sarebbe una cattiva idea. Maresa Sottile
 Ho lo scanner bloccato, appena possibile aggiungerò le foto