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lunedì 12 febbraio 2018

Posillipo, collina incantata di Napoli


     Uno dei luoghi più belli della città di Napoli è Posillipo, l'estensione verso ovest della città con una collina che da un lato si affaccia sul golfo di Napoli e dell'altro sui campi Flegrei, Bagnoli, guarda il Golfo di Pozzuoli e la costa verso nord. Luogo molto apprezzato in tutti i tempi da coloro che potevano costruirvi ville circondate dal verde e con un panorama spettacolare sul golfo della città.

A Napoli per secoli sono giunti stranieri, a volte solo in viaggio, e si sono fermati per sempre. La città infatti è piena di famiglie dai cognomi stranieri: inglesi, francesi, tedeschi, svedesi… persone che hanno anche dato avvio ad attività commerciali, aziendali, inserendosi perfettamente nel tessuto anche culturale della città e accolte dalla città. Perché Napoli accoglie tutti, come solo le città di mare sanno fare, Napoli in particolare con tutto il susseguirsi di dominatori stranieri che ha avuto, non potrebbe non accogliere chi si innamora di lei. E' il carattere di questa città, dei suoi abitanti: accogliere e accettare la diversità da sé.
Posillipo vuol dire pausa dal dolore, inizialmente nome della villa di Publio Velio Pollione, poi rimasto a tutto il sito. La zona è collinare e chiude ad ovest il golfo, poi la costa, anch'essa a golfo, prosegue verso Bagnoli e Pozzuoli.
Dai romani in poi molti notabili hanno costruito ville bellissime circondate da magnifici parchi, sulla costa di Posillipo. A Posillipo si veniva a riposarsi, a curasi, a rilassarsi. 
 Per raggiungerla, Gioacchino Murat fece tagliare la costa per costruirvi una strada comoda che partiva da Mergellina. Era infatti difficile raggiungere le ville, per alcune si poteva solo dal mare.
Andato via Murat, re Ferdinando II proseguì i lavori. Così, salendo verso il Capo di Posillipo, sul lato destro sorsero palazzi gentilizi e su quello sinistro, scoscesi verso il mare, i parche delle ville. La strada si snoda, appena un po' in salita, lungo la costa fino al Capo e poi la discesa di via Coroglio, che ne è un prolungamento, che da una piazza-belvedere scende verso Coroglio, appunto, e lungo il cui percorso c'è la Grotta di Seiano, un tunnel di poco meno di un chilometro costruito dai romani, accesso incredibile alla villa di Pollione che è il solo complesso con anfiteatri, piscina, villa e costruzioni varie, in parte conservato di tutte quelle d'epoca romana.
Da Posillipo ci si collega con la zona superiore della collina, su verso il Parco Virgiliano, una volta della Rimembranza, opera fascista. Lo si raggiunge da due vie, una più bella dell'altra. Da un lato è' a picco sul mare e sul territorio sottostante, ha panorami vari e splendidi, affaccia sulla Villa di Pollione ed il sito di Trentaremi, si vede il golfo, Capri, Capo Miseno, Procida, Ischia, i Campi Flegrei, la costa fino a Pozzuoli e oltre, dall'altro.
Benedetto Croce, il grande filosofo, col suo bastone, seguito dall'auto, ci veniva a passeggiare.
Se non si gira a sinistra per andare al Parco, continuando la strada porta verso il Vomero, quartiere posto centralmente nella parte più alta della città.
 Posillipo è un quartiere ancora piuttosto tranquilla, residenziale, con molto verde ed un panorama mozzafiato. E ha alcune cose che non si trovano in nessun altro luogo di Napoli: l'aria profumata, una luce che c'è solo nei luoghi protesi verso il mare e dei tramonti magnifici.
Vi transitano uccelli migratori che volavano verso sud-ovest in formazione, disegnando il numero uno nel cielo.
Posillipo è certo un luogo elitario, ma aveva, ora un po' meno,  anche una delle caratteristiche di questa città: la convivenza del ricco aristocratico e del lazzarone povero e malmesso. Questa città è tutta fatta così. Nel centro storico il palazzo gentilizio convive col basso proletario. C'è sempre stata una promiscuità endemica a Napoli. Ferdinando II di Borbone si travestiva da plebeo e si confondeva con il popolo. Questa commistione di ricco e povero, di colto e ignorante, di signore e scaricatore, fanno di questa città qualcosa di diverso.
A Posillipo resta la testimonianza della presenza degli stranieri che qui si sono stabiliti, la più famosa è Villa Rosbery sulla discesa che porta a Marechiaro, di proprietà di un lord inglese, dopo una lunga serie di passaggi di proprietà, infine donata dai suoi eredi all'Italia, ora residenza, quando è in città, del Presidente della Repubblica.
Palazzo Donn'Anna, Marechiaro, Giuseppone a mare, la Gaiola, la Grotta di Seiano. Posillipo, luogo di delizie sin dall'antichità, in cui si coniugano bellezze naturali, storia, cultura.
Dal mare Posillipo è un'altra scoperta. Si possono vedere le ville che dalla strada sono tutte celate da parchi scoscesi che le rendono per la maggior parte invisibili dalla strada. Alcune sembra proprio sorgano dal mare, non solo l'incredibile mole di Palazzo Donnanna, pieno di leggende, incredibile edificio del '600 che sembra un enorme scoglio corroso che sorge dalle acque, nel quale Raffaele La Capria, negli anni '60, ambientò parte del suo romanzo 'Ferito a Morte' che fece epoca.
Poco dopo anche la rossa villa Quercia pare nasca dal mare. Si alternano poi ville per lo più dell'800, il verde dei parchi, sovrastati da palazzi d'epoca e moderni su tutta la collina, cale di tufo su cui si affacciano alberi secolari come il Cenito e verso il Capo anche qualche resto romano come il Palazzo degli Spiriti, parte della villa di Pollione, gli isolotti della Gaiola. Posillipo resta un luogo dove si può riposare e avere ristoro dagli affanni e credo che chiunque la visiti, venendo da fuori, porti con sé una luce e un'aria che non troverà in nessun altro luogo. Tanti sono venuti e restati e chi non ha potuto ha vissuto certamente un rimpianto.
Napoli ha molte facce, alcune parlano d'arte, altre hanno caratteristiche particolari, molte fanno sognare con panorami splendidi, altre parlano della miseria e del malaffare. In sé ha i resti di molte culture: è una città poliglotta perché chiunque ci arriva la comprende e lei comprende loro. E' una città che la sa lunga, ed è una città ricca di storia, ed è generosa perché offre a tutti con prodigalità la sua bellezza e la sua ricchezza, chi riparte è più ricco di quando è giunto. Tutti dovrebbero avere il “diritto”, la possibilità, di conoscerla. Chi l'ha avuta, non se n'è pentito mai. 
Molti ne hanno parlato anche male, anche oggi lo fanno. Ma le loro parole finiscono nel nulla. Non l'avranno mai vinta: Napoli ha un dono e almeno finora nulla e nessuno glielo ha mai tolto, è unica e incantatrice: è una sirena, la sirena Partenope.

venerdì 9 febbraio 2018

Angelica Bell Garnett Una delle donne di Bloomsbury


Il Gruppo di Bloomsbury è certamente a conoscenza di molti, essendo un gruppo di grandi artisti ed intellettuali inglesi del '900 quali Virginia Wolf, scrittrice e femminista, Vanessa Bell sua sorella, pittrice, Clive Bell, critico e storico dell'arte, Dora Carrington, pittrice, Duncan Grant, pittore anche lui di famiglia aristocratica, John Maynard Keynes, economista, Leslie Stephen, critico letterario e filosofo, e davvero tanti altri. Il Gruppo durò dal 1905 alla Seconda Guerra Mondiale, influenzando il pensiero di artisti e intellettuali dell'epoca. Il gruppo nacque da un incontro informale di molti laureati di Cambridge. Inizialmente gli incontri del giovane e vivace gruppo avvenivano nelle loro case, poi la sede divenne la casa dei fratelli Stephen, trasferitisi nel quartiere londinese di Bloomsbury. Sir Leslie Stephen era di famiglia aristocratica e di cultura oltre ad essere un celebre critico. Sua moglie era nipote di Julia Margaret Cameron, una delle prime fotografe inglesi, della quale scrisse la biografia, vantava parentele straordinarie come quella di Darwin. Virginia Wolf e Vanessa Bell erano le sue figlie, entrambe conosciute col cognome dei mariti, artisti e  intellettuali anche loro.
 Il Gruppo di Bloomsbury è famoso e benemerito nella cultura, ma anche piuttosto fuori dalle righe, almeno per i tempi, per comportamenti e mentalità. Potremmo anche dire che precorse i tempi.
Cento anni fa nasceva Angelica Bell Garnett, la figlia di Vanessa Bell, avuta col pittore Duncan Grant, un pittore bisessuale del quale Vanessa fu innamorata tutta la vita e che visse anche con lei ed il marito, che sapeva della paternità di Duncan, e che aveva a sua volta delle relazioni: quel che si dice una famiglia allargata.
Angelica, di questa paternità, lo seppe molto tempo dopo, e ne restò traumatizzata. Crebbe immersa in un mondo indubbiamente privilegiato, essendo presenti nella sua casa e nella sua vita molti dei membri di Bloomsbury. ma, anche se lei non ne era a conoscenza, discutibile per i costumi.
Angelica studiò recitazione - recitò anche in una commedia della zia Virginia -, musica e pittura, frequentando artisti tra i quali lo scrittore David Garnett, molto più grande di lei e che era stato compagno del suo vero padre. Angelica, che non ne era a conoscenza, lo sposò avendo con lui quattro figli. Lasciata la recitazione si dedicò alla sua vera vocazione: la pittura e l'illustrazione. Separatasi negli anni Ottanta si è trasferì in Francia realizzò molte nature morte e illustrazioni di libri. Ed anche alla scrittura, raccontando al mondo in un libro: Ingannato con gentilezza: A Bloomsbury Childhood, quello strano ambiente della casa di campagna di Charleston, dove i suoi genitori vivevano e che era frequentata da tutti i personaggi del Bloomsbury. Un mondo dove le uniche cose importanti erano la cultura e l'arte e dove la trasgressione era normalità, dimostrando il disagio ed il dolore per quanto le era accaduto nel silenzio della famiglia. Varie sue opere sono state vendute all'asta da Christie's. Ciononostante la figura di Angelica come pittrice è ancora poco studiata e valutata, ancora una volta vittima della madre e della sua notorietà.





venerdì 15 dicembre 2017

Maria Algranati (1886-1978) La mia nonna poetessa


Questo blog nasce per parlare di Arte, artisti, monumenti. Ogni tanto
pubblico qualche mio racconto breve, qualche notizia sulle mie attività
 come conferenze o pubblicazione di libri,  anche per farmi conoscere
meglio da chi mi legge, diversificare e movimentare un po' il contesto.
 Questo BLOG è letto in tutta Europa, in Russia, negli USA, ed in molti altri
 paesi come la Cina, ad esempio. Così voglio trasgredire e scrivere su mia
 Nonna che è stata una poetessa di un certo valore, cosa che non dico io, ma
 persone come Benedetto Croce, uno dei più importanti filosofi del '900,
 oltre che uomo di grande valore e spessore culturale, morale e umano.
 
Maria Algranati nacque a Roma nel 1886, ma presto la sua famiglia si trasferì prima a Milano e poi a Napoli, dove lei visse tutta la vita. Una vita complicata e difficile con più dolori che gioie, la più grande e consolatoria la Poesia. La famiglia originaria aveva un menage instabile che li faceva vivere più che bene in certi periodi per poi doversi ridimensionare drasticamente date le alterne fortune lavorative del padre. Ma la cosa più grave fu il carattere della madre: estremamente rigido e anaffettivo verso le figlie, affettuoso e permissivo con i maschi, tanto che tutte e tre le sorelle andarono via presto da casa, affrontando un mondo che alle donne dava poco spazio. Ma loro avevano titoli di studio e Maria e la gemella Gina grande cultura. Gina raggiunse buoni traguardi arrivando a livelli dirigenziali, la carriera di Maria fu più tribolata e complessa. Il grande amore della sua vita non andò in porto per il tradimento di un'amica che le nascose le intenzioni del fratello che voleva lasciare tutto e tutti per lei, appena finita la guerra del 15/18. L'altro amore importante fu con un poeta conosciuto a casa di B. Croce. Un poeta finito nel dimenticatoio dopo la 2° Guerra mondiale per le sue idee, anche antisemite. E Maria era ebrea, convertita come le altre sorelle, lei e Gina spinte proprio dal Croce. Se da cattolico divento protestante finisce lì ma se un ebreo si converte resta ebreo. Con le leggi razziali, comunque, le andò anche bene: fu solo scacciata dal lavoro. Ma la tragedia più grande fu il matrimonio con il vedovo della sorella più piccola, morta dopo il terzo parto, fatto per amore dei nipoti. Il matrimonio fu pessimo ed alla fine due dei nipoti pure ingrati.
La sua salvezza in una vita così tribolata e complicata, fu scrivere. Pubblicò articoli, collaborava con L'Ora di Palermo, giornale di grande rilievo all'epoca date le firme che vantava, vari libri: alcuni romanzi, uno di favole dedicato a me, una grammatica francese, uno studio sulla storia del ricamo, una ricerca su un'antica torre ischitana ed anche la sua autobiografia, scritta nei suoi ultimi anni di vita: Tavola Calda, che ho curato e fatto pubblicare tempo fa, e vari volumi di poesie, questa era la parola magica per lei, il suo rifugio, in certi momenti la sua salvezza.
Quando è morta mi ha lasciato tutte le sue carte scrivendomi di vedere se potevo fare qualcosa per il suo lavoro. Ma non sapevo cosa. Non avevo conoscenze, agganci in quel mondo.
Mia nonna e il suo lavoro comparivano su Internet con qualche scarna notizia e basta. Eppure aveva scritto per L'Ora, frequentato l'intelligentia del suo tempo, aveva tradotto Paul Valery con i complimenti dell'autore e, soprattutto, pubblicato alcuni romanzi, aveva scritto delle poesie molto belle, così ammirate da B. Croce che pagò la pubblicazione del suo primo libro, Alessandro Cutolo incluso una sua poesia in un'antologia e non fu l'unico caso.
La poesia non paga, si sa. Tutti ne scrivono pochi la leggono.
Comunque lei un nome in una ristretta  cerchia molto acculturata, lo aveva.
Andai dal famoso scrittore Michele Prisco, che le aveva fatto la prefazione dell'autobiografia. Un lungo pomeriggio di conversazione con lo scrittore e la sua proposta all'editore Rizzoli, mi pare, che non  volle saperne. E il libro stagnò ancora per un po'.
Poi l'ho pubblicato con una piccola casa editrice che non si faceva pagare se non dopo la vendita di un certo numero di libri.
 Il libro è corredato da una ricca documentazione con lettere di molti personaggi della cultura e della politica, poesie, fotografie, documenti vari.
La prima, bellissima, presentazione fu di Francesco Durante, un giornalista esperto di letteratura, in un giardino di Anacapri: davvero un bel momento. E poi Durante scrisse una bella recensione sul Corriere del Mezzogiorno, inserto del Corriere della Sera.
 Ma nonostante le varie presentazioni, tra le quali una ad Ischia, dove lei visse sia da ragazza sia in tarda età, e dove molti ancora la ricordano, non è certo diventata famosa, però….
Da quando ho cominciato ad occuparmi del suo lavoro qualcosa si è mosso. Una ragazza alla quale era stata assegnata una tesi universitaria sul poeta antisemita, venne a consultarmi e ci furono molte pagine su Maria e  ne parlò molto durante la discussione. I siti Internet su di lei, che inizialmente erano pochissimi, si sono moltiplicati, ho messo la sua storia e il suo lavoro su Wikipedia. Un professore ha scritto un libro sul poeta con quaranta pagine dedicate a lei, e poi un secondo libro sugli scrittori a Napoli nel '900 e ci sono settanta pagine su di lei. In Francia il suo nome compare in un dizionario letterario.
 Mi ha telefonato la direttrice della Biblioteca B. Croce:  una ragazza che conosce ha avuto la tesi di laurea su Maria Algranati e vuol venire a consultarmi.  Sono contenta. Qualcosa per lei l'ho fatta,  forse non molto, ma spero sia lo stesso contenta di me.
 
Tutte le notizie e la bibliografia su Maria Algranati sono su Wikipedia.
Tavola Calda è in E-BOOK su Internet. Molti siti di libri hanno suoi volumi.
Tavola Calda ed altri suoi libri sono in molte biblioteche italiane.
 


sabato 4 novembre 2017

Stefano Benazzo, grande fotografo di relitti.


        
Che la fotografia sia un'arte è ormai certo per tutti e altrettanto che un fotografo sia un artista. E Stefano Benazzo è un fotografo-artista.
In realtà Benazzo ha seguito la carriera diplomatica, è diventato infatti ambasciatore e fino a qualche anno fa esercitava il suo ruolo come rappresentante diplomatico del nostro paese in Bulgaria. Ma nonostante una carriera ed un lavoro così impegnativi Stefano coltivava delle passioni. Costruiva modellini di costruzioni: chiese, dalle forme inusuali perché raccontano l'architettura di paesi dell'est dell'Europa, a noi poco consueti. Architetture molto complesse tutte in legno che lui riproduceva in scala in modo perfetto. E poi anche navi, l'Amerigo Vespucci, la più bella nave del mondo, sin nei minimi particolari. E poi scolpiva, soprattutto il legno con morbide forme astratte. Mille interessi oltre il suo lavoro di diplomatico, ma sopra tutti la fotografia, la sua più grande passione. Appena aveva tempo, l'ambasciatore, si armava delle sue preziose macchine fotografiche e partiva per i luoghi più lontani del globo, ovunque si potessero fare fotografie particolari, interessanti.
Fotografava sabbie dalle strane forme ondulate, alberi, conchiglie, uccelli, paesaggi, raramente persone… e poi relitti di navi abbandonate. Foto bellissime per inquadrature, luci, avvolte in un silenzio palpabile. E pian piano le immagini dei relitti riempiono sempre più le sue pellicole, diventando protagoniste di quasi tutte le sue immagini.
Conclusa la carriera diplomatica nel 2012, finalmente Stefano può dedicarsi alla sua passione, che diventa la sua ragione di vita. E oltre che far fotografie, comincia anche a fare mostre del suo lavoro. Durante il periodo della carriera pubblica non ne ha mai fatte: non voleva profittare del suo ruolo istituzionale per avere successo. Adesso è diverso, è libero e può dedicarsi anima e corpo alla sua passione, alla sua vocazione. E nel giro di pochi anni il suo lavoro dà grandi frutti. Le sue opere non passano inosservate. E quei relitti di navi arrugginite, di barche sfondate, scorticate, che raccontano storie, drammi, fatica, dolore, sono memoria poetica del dramma di naufragi, di guerre, di fughe, di dismissioni dopo lunga attività, di storie di uomini che hanno sudato, penato, lottato su quelle navi che ora si disfano nei luoghi più strani, impensabili della Terra, attirano l'attenzione di un pubblico sempre più vasto, l'attenzione della stampa. Le sue fotografie diventano un oggetto d'arte, perché non sono semplici immagini più o meno piacevoli, tutt'altro, ma perché trasmettono emozioni, raccontano storie di vite, di uomini, di popoli, dando loro voce nel silenzio delle sue immagini. Proprio quello che deve fare l'arte.

sabato 9 settembre 2017

- Charlotte Salomon Vita? o Teatro? Grande Mostra a Milano nel centenario della sua nascita


   Libertà dipinta                 

 Charlotte Salomon nasce a Berlino nel 1917, da agiata famiglia borghese ebrea tedesca. Il padre era un chirurgo professore universitario, studioso e precursore della mastectomia e della mammografia. Eppure la tragedia segnò tutta la sua vita: la madre morì quando aveva nove anni e Charlotte solo anni dopo scoprì che si era suicidata, come altre donne della sua famiglia e lei stessa fu vittima di una forte depressione. Dotata per il disegno ebbe difficoltà a portare avanti i propri studi all'Accademia di Belle Arti di Berlino date le leggi razziali naziste, infatti unica allieva ebrea, ne fu poi cacciata.
Quando Charlotte aveva tredici anni il padre si risposò con una famosa cantante lirica che insegnò molto sulla musica a Charlotte. Il padre venne arrestato dopo la Notte dei Cristalli, liberato ma ormai senza lavoro sia lui che la moglie, fuggirono in Olanda. Frattanto i nonni materni avevano portato via Charlotte, prima in Italia e subito dopo in Francia, nella loro casa vicino Nizza.
A Nizza Charlotte salvò la nonna da un tentativo di suicido ed in questa occasione venne a sapere che anche la madre si era suicidata, come anche altre donne della famiglia. La nonna morì al secondo tentativo di suicidio e Charlotte ne restò sconvolta. Poi anche lei ed il nonno vennero arrestati ed internati. Liberati per le condizioni di salute del nonno, che infatti dopo poco morì, tornarono a Nizza. Qui Charlotte sposò un giovane pittore, Alexander Nagler, ma furono presto arrestati e deportati, traditi da un collaborazionista francese. Charlotte aspettava un figlio e pare che lo stesso giorno del suo arrivo ad Auschwitz, finì nella camera a gas. Era il 10 ottobre 1943.
Sia pur vissuta solo ventisei anni Charlotte ha lasciato una serie di ben 769 dipinti autobiografici intitolati: Vita? o Teatro?, nei quali unisce disegno, scrittura, musica, fumetto, in un linguaggio estremamente all'avanguardia per i suoi tempi. Complessivamente realizzò 1325 lavori a guazzo, testimonianza poetica non solo del proprio vissuto, ma di quello che andava accadendo intorno a lei, quindi testimonianza storica. E viene spontaneo il parallelo con Anna Frank.
La pittura fu per lei liberatoria e terapeutica per tutti i traumi subiti. Ma anche una ricerca per comprendere ciò che avveniva a lei ed intorno a lei.
Poco prima dell'arresto, Charlotte lasciò il proprio lavoro nelle mani di un amico, il dottor Moridis, medico di Villefranche sur Mer, con l'incarico di affidarlo ad Ottilie Moore, una ricca amica americana impegnata a salvare gli ebrei, che portò tutto con sé negli Stati Uniti. Alla fine della guerra, nel 1947, Ottilie consegnò le opere di Charlotte al padre che le conservò per dieci anni prima di decidere di farle esporre al Rijksmuseum di Amsterdam, dove ormai viveva e lavorava dalla fine della guerra. Le opere infine furono donate, in un Fondo a nome di Charlotte, al Jood Historisch Museo di Amsterdam.
Una grande mostra milanese nel marzo-giugno del 2017, le ha dato una giusta visibilità anche in Italia. In realtà su di lei sono stati scritti ben due libri: Charlotte, la morte e la fanciulla di B. Pedretti (curatore anche della Mostra milanese) per Skira e Charlotte di D. Faenkinosper per Mondadori.

MARESA SOTTILE
Articolo sul Mensile Albatros del mese di settembre 2017

giovedì 17 agosto 2017

Mary Granville Delany


Mary Granville Delany nacque a Coulston nel 1700 da una famiglia della buona società, imparentata anche con la nobiltà e con personaggi di un certo rilievo, sostenitori degli Stuart. Quando la famiglia si trasferì a Londra, Mary fu mandata a vivere a casa di una zia che non aveva figli, Lady Stanley, vicina alla corte. In questo periodo ebbe una buona preparazione culturale e conobbe il grande musicista Handel, col quale restò amica per tutta la vita. Mary era destinata a diventare dama di compagnia della regina Anna, ma la regina morì e le sue prospettive svanirono, inoltre la sua famiglia si trovò in difficoltà perché sul trono salì un Hannover. Maria durante la sua formazione si era interessata di botanica e di disegno e di rappresentare piante e fiori con carte colorate ritagliate. Questa tecnica molto particolare, anche se con caratteristiche e risultati diversi, l'aveva adottata in Olanda Joanna Koerten (1650-1715).
 La famiglia per questioni di interesse le fece sposare, lei diciassettenne, un ricco uomo politico sessantenne. Andati a vivere in un castello, lei fu impegnata a curare il marito, ma presto rientrarono a Londra, dove Mary ritrovò i suoi amici e lui si diede al bere e dopo qualche anno morì. Mary era libera ma senza molti mezzi perché il marito aveva sperperato quasi tutti i suoi averi. Però la vedovanza dava a Mary una libertà che il nubilato non le avrebbe concesso, permettendole di perseguire tutti i suoi interessi. In effetti non aveva né casa né mezzi economici, veniva ospitata da amici e parenti. Ospitata da un'amica, M. Bentinck, anche lei appassionata di botanica, insieme conobbero due importanti botanici, Joeph e Daniel Solander e questa conoscenza la fece ancor più appassionare allo studio delle piante e al suo lavoro di riproduzione di fiori e piante con la carta velina colorata a mano, che lei chiamava  'Paper Mosaiks'. Poi conobbe un pastore, il dottor Delany, con i suoi stessi interessi e lo sposò andando, dopo un anno, a vivere a Dublino dove il marito aveva una casa. Anche lui  era appassionato di botanica e le opere di Mary continuarono a trattarne. Morto il marito nel '68, Mary divise molto del suo tempo con un'amica, Letitia Bushe, che condivideva l'interesse per il mondo vegetale.
Il suo lavoro di riproduzione di fiori e piante con la carta velina colorata a mano, la occuparono per quasi diciotto anni fin quando non le venne meno la vista: aveva ottantotto anni. Questi lavori, raccolti in dieci volumi, oggi sono al British Museum, donati alla fine dell'800 da una sua erede.
 Re Giorgio III diede a Mary una casa a Windored, una pensione e Mary divenne amica della regina Charlotte e di parte della cerchia reale ed il re le faceva recapitare ogni pianta particolare o bella perché lei potesse raffigurarla.
Mary scrisse un'autobiografia lasciando una importante testimonianza di tutti i grandi personaggi che conobbe nella sua vita, ed un quadro della società del tempo, dei suoi usi e costumi. Morì a Windsor a ottantotto anni.
Una discendente scrisse su di lei un libro ripubblicato nel 2000: Mrs Delany e i suoi fiori.

martedì 6 giugno 2017

Fede Galizia,


Non  è certo il  luogo di nascita di Fede Galizia, Trento o Milano? 1578, figlia del pittore miniaturista e artigiano di oggetti di lusso Nunzio, che fu maestro della sua precoce attitudine, e inoltre, come d'uso al tempo, eseguì molte copie di opere di grandi artisti. A 12 anni era già a lavoro. Preferì restare nubile probabilmente per non rinunziare alla propria vocazione pittorica. Morì nel 1630 durante la peste di Milano raccontata nei Promessi Sposi dal Manzoni.
Come tutte le pittrici del passato iniziò come ritrattista, ma presto la sua fama le portò anche commissioni di altro genere quali tele di soggetto religioso e opere con soggetti mitologici. Dipinse anche molte bellissime nature morte, genere dimenticato per secoli e ripreso da pochi anni dal già famoso Caravaggio col giovanile 'Canestro di frutta', inizio di una serie infinita di pitture sul tema in tutta Europa. Lo storico dell'arte F: Caroli fa notare che “Il canestro di frutta” di Caravaggio restò un'opera in realtà unica e isolata di Caravaggio che non dipinse altre così dette 'nature morte' se non inserite in tele di altro argomento, e Ambrogio Figino, pittore milanese del tempo ne dipinse una già nel 1590, prima ancora di quella caravaggesca che è del 1599. La Galizia provò grande interesse per questo genere ed eseguì molte tele con splendide nature morte arricchite da oggetti di metallo e porcellana, contribuendo alla diffusione del genere in tutta Europa. Le nature morte, anche quella di Caravaggio, avevano spesso un significato simbolico religioso, perché fiori, frutti, insetti, oggetti possono avere significati che travalicano l'immagine apparente. Tutta la pittura ha significati nascosti in immagini simboliche. Grazie al collega Arcimboldi, anche lui operante a Milano, il suo lavoro fu conosciuto e ammirato alla corte di Rodolfo II a Praga.
A New York possiamo trovare un suo Canestro di frutta al Metropolitan Museum of Art e una 'Giuditta con la testa di Oloferne' al Ringling Museum of Art, a Milano al Museo di Brera un Noli me tangere e un altro nella chiesa di Santo Stefano, opere davvero tutte degne di tali luoghi. Fede Galizia, amata anche da Roberto Longhi, è un artista davvero notevole: non è solo padrona della tecnica,  le sue opere, sia le figurative che le nature morte, sono avvolte in un'atmosfera particolare, malinconica e riflessiva. Galizia osserva cose, persone con sincerità, ma trasfonde in esse un distacco melanconico, forse determinato dalla sua esperienza di donna dedita  all'arte e sola, probabilmente senza una propria vita  emozionale.
                                            Maresa Sottile