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martedì 19 maggio 2020

Kupka



Arte Astratta: Kupka

il primo grande pittore astratto

Quando si parla di Arte Astratta subito vengono alla mente i nomi di Mondrian e Kandiskj, mentre Frantisek (poi Francois) Kupka è un nome poco noto ai più. Eppure è l'iniziatore dell'Astrattismo, di certo un grandissimo artista che meglio di tutti ha espresso l'Arte Astratta e le sue opere sono indubbiamente le più belle e complesse di questo Movimento Artistico e non solo.

L’Astrattismo nacque dalla crisi dell’immagine che a metà del diciannovesimo secolo coinvolse gli artisti, a causa dell’avvento della fotografia e dai cambiamenti della società causati dall’industrializzazione.
Kupka, nato in Boemia (Cecoslovacchia) nel 1871 in una famiglia povera, a tredici anni già lavora. Poi, però, scoperti il proprio interesse artistico e la propria attitudine, andò a studiare prima all'Accademia di Vienna e poi a Parigi, centro di tutti i nuovi linguaggi dell’Arte già da metà '800. Qui fu interessato a tutti i movimenti artistici che si succedevano, molto al Futurismo, ma rifiutò sempre il Cubismo,  e, comunque, non legandosi a nessuna corrente o stile.
Fu illustratore di riviste in stile Art Nouveau.
Colto, interessato al sociale, alla spiritualità, alla teosofia (fu anche medium per guadagnarsi da vivere, attività in cui ebbe successo), alla natura ed alla musica: tutti elementi che ebbero un ruolo nella sua opera artistica. 
Kupka arrivò all'astrattismo attraverso una contaminazione iniziale con il ftgurativo. Preludio al suo astrattismo è certamente La Bagnante del 1906 l'opera in cui si legge l'anticipazione del suo percorso artistico più importante. 
Nel 1909 l'artista dipinse il  primo quadro astratto: Tasti del pianoforte, ma fu nel '12 che  espose la prima opera d’Arte Astratta: Amorpha fuga in due colori. Purtroppo l’ambiente parigino non gli fu mai favorevole, negandogli sempre comprensione ed interesse, e lui si ritirò nell’ombra.
Nelle opere astratte di Kupka si trovano le influenze delle varie esperienze artistiche del suo tempo, rielaborate con un linguaggio nuovo e personalissimo. Nei suoi dipinti si legge il lavoro intellettuale, ma anche un calore, quasi un sorriso, forse ironico. La genialità nelle forme ricche, fantasiose, piene di splendidi colori, me lo fanno preferire all’algida intellettualità di Mondrian e al complesso caos di Kandiskj. Le sue opere appaiono magiche, sono coinvolgenti. Pur essendo forme astratte, giochi di forme, linee geometriche e colori - un’esplosione di colori - le opere di Kupka hanno spessore fisico ed intellettuale. La sua pittura mi fa pensare alle opere rinascimentali per la loro ricchezza cromatica, penso a Raffaello e Tiziano, e le forme  volumetriche anche se in realtà piatte. E non è un controsenso.
Solo nel 1936 con una Mostra a New York gli venne riconosciuta la paternità dell’Astrattismo, ciononostante Parigi non lo comprese. E Kupka si ritirò nel suo mondo nella periferia parigina, a Puteaux, come aveva già fatto negli anni precedenti, dove aveva comunque un seguito di amici ed estimatori, continuando il proprio percorso e convinto che prima o poi la sua opera sarebbe stata compresa, come infatti  accadde.
Negli anni '50 finalmente Kupka venne riconosciuto quale iniziatore dell'Astrattismo.

Kupka muore nel '56, orma riconosciuto caposcuola dell'Astrattismo.


lunedì 6 aprile 2020

Il ROMANICO


L’arte nasce con l’uomo, la parola viene da arto, cioè mano, e vale anche per artigianato o arti minori come l’oreficeria, la ceramica, eccetera eccetera.

Non esiste nessuna civiltà che non si sia espressa con manifestazioni artistiche. In Occidente prima l’arte greca e poi la romana sono alla base della cultura artistica. Ed è da quella romana che, cambiate religione e società con l’avvento del Cristianesimo, si sviluppa un nuovo mondo espressivo: il Romanico. E’ chiaro che la parola viene da romano. Il nuovo stile durerà molti secoli e l’edificio principe sarà la chiesa. Le chiese romaniche in tutta Italia sono tra i monumenti più belli e interessanti del Paese.
 Partendo dalla forma della basilica romana, edificio per commerci, incontri, tribunale, posto nel foro, e adattandola per il nuovo impiego, nasce la chiesa cristiana. Si chiude l’ingresso sul lato lungo e lo si apre su quello più corto di fronte all’abside, zona semicircolare adibita a tribunale, davanti al quale viene posto l’altare. La parola chiesa viene da ecclesia, luogo di riunione, a differenza del tempio pagano nel quale i fedeli non entravano. E abbiamo anche templi pagani trasformati in chiese. Nasce inoltre un nuovo edificio: il Battistero, dove si battezzavano bambini e nuovi convertiti.

Vengono 'creati' nuovi elementi architettonici: i contrafforti (elementi che scaricano il peso di volte e cupole) i rosoni, finestre circolari sulle facciate; i loggiati che preannunciano i matronei interni: secondo piano sulle navate laterali dove le donne assistevano ai riti. Questi gli elementi architettonici più importanti. Quindi partendo da forme romane si sviluppa lo stile Romanico, (di derivazione romana), che si diffonderà su tutto il territorio, ma prendendo forme e caratteri diversi da regione a regione, da città a città, pur rimanendo un unico organismo inconfondibile. Da Palermo a Milano, da Bari a Venezia il Romanico esprime capolavori indicibili se pur con caratteristiche diversissime. Le influenze locali daranno carattere al romanico creando una gran numero di variazioni su tema.

Se guardiamo il Duomo di Amalfi notiamo subito archi a sesto acuto intrecciati, come fosse un’architettura gotica, invece si tratta di un edificio romanico. Amalfi, importante e famosa Repubblica Marinara vive un contatto profondo col mondo arabo, ed ecco l’uso di archi a sesto acuto. Altrettanto accadrà in Sicilia dove negli edifici romanici si leggeranno influenze arabe.  In San Miniato al Monte a Firenze le strutture architettoniche sono disegnate da marmi policromi, siamo vicini alle cave marmoree di Carrara e il marmo è un elemento molto usato in Toscana. Ma a Pisa troviamo l’uso di loggiati ciechi che percorrono le facciate, anteprima del secondo piano sulle navate laterali, il matroneo. Se andiamo a Milano la Chiesa di Sant’Ambrogio è l’unico esempio che rimane con un elemento che avevano anche molte altre chiese, ora scomparso, il quadriportico antistante alla facciata, dove passeggiavano e studiavano i catecumeni, cioè coloro che non ancora battezzati non potevano entrare in chiesa. Se andiamo a Venezia troveremo in San Marco forti influenze bizantine a partire dai mosaici che ne ricoprono muri e volte, dati gli stretti rapporti della città con l’Oriente.

Altro elemento particolare del Romanico sono i capitelli, non più quelli classici ma coperti di bassorilievi, come spesso facciate, strutture architettoniche, altari, pulpiti… Una scultura ricca anche di animali fantastici, mostri…

Fu molto grande il ‘successo’ di questo stile in tutto il territorio italiano, ma anche fuori dal nostro paese il Romanico ebbe grande fortuna. Infatti grazie ai Maestri Comacini (il nome non è chiaro se sia dovuto alla provenienza da Como o da ‘cum macine’ per le macchine usate per costruire) che andarono in giro per l’Europa per innalzare chiese portando il nuovo stile in ogni paese del Continente.

E in Francia, all’inizio del’300, il romanico subirà in una trasformazione, diventando stile Gotico. Nuovi fermenti religiosi, desiderio di luce in paesi che non godono di un clima ottimale e bisogno di maggiori pendenze per non far accumulare acqua e neve… il nuovo stile conquisterà il nord dell’Europa dando poi vita al Gotico Fiorito o Fiammante. In Italia, unico esempio, il Duomo di Milano, ma anche lui molto ‘italianizzato’.

Il Romanico fu di ispirazione anche per gli artisti del Rinascimento e persino del ‘900.


sabato 28 marzo 2020

RAFFAELLO SANZIO


Alla Scuderie del Quirinale a Roma ed ad Urbino due grandi mostre di Raffaello per i 500 anni dalla sua morte, purtroppo ora chiuse per il Covid 19 (Corona Virus).
Il Rinascimento Italiano fu un periodo di grande fervore artistico che segnò, e continua a segnare, la cultura italiana, europea, mondiale. E tutti sappiamo che Leonardo, Michelangelo e Raffaello ne furono e ne sono i massimi esponenti. Raffaello Sanzio era il più giovane dei tre, nato nel 1483, quando Leonardo aveva 23 anni e il Buonarrotti 8, ma fu il primo a morire a soli trentasette anni, nel 1520. Ciononostante aveva già realizzato moltissime opere: veri capolavori.
Nato ad Urbino, figlio di un pittore modesto ma esperto d'arte, nella cui bottega Raffaello ebbe la sua prima formazione, che ereditò giovanissimo alla morte del padre e con la quale si trasferì a Città di Castello. La tradizione, poi, lo fa allievo del Perugino.
Giovanissimo iniziò il proprio percorso mostrando grandi capacità ed originalità artistica che gli diedero presto molta notorietà.
Raffaello ammirava l’opera dei suoi due grandi contemporanei e Michelangelo, col suo caratteraccio, diceva che gli doveva tutto, e lui, che invece pare avesse un buon carattere, lo ammetteva. Naturalmente i tre grandi artisti che operarono più o meno nello stesso tempo, furono assai diversi uno dall’altro. Anche quando Raffaello riprende nei suoi ritratti la posa della Gioconda o la composizione piramidale nelle sue Madonne nulla hanno a che fare col capolavoro leonardesco, crea, invece capolavori ascrivibili solo alla propria arte. 
Raffaello ci ha lasciato capolavori eccelsi: le sue Madonne, le Stanze Vaticane, i ritratti nei quali per la prima volta vi è lo studio psicologico del personaggio. In così poco spazio è difficile, anzi impossibile, parlare delle innumerevoli opere che ci ha lasciato. Delle sue splendide dolci Madonne immerse in paesaggi luminosi, dei suoi magnifici ritratti introspettivi, delle sue splendide composizioni come quelle delle Stanze Vaticane: La Scuola di Atene (Stanza della Segnatura), una delle più belle e complesse rappresentazioni fatte in pittura, con la sua architettura che sfonda lo spazio, l'ariosa composizione semicircolare, i ritratti dei grandi contemporanei e del passato. Un’opera che racconta e rappresenta splendidamente il Rinascimento.
Raffaello partecipò anche a progetti architettonici da San Pietro alle Logge che portano il suo nome e che decorò anche, alla progettazione di palazzi signorili. La leggenda dice che inventò il balcone.
Morì, quasi in un’aura di santità, il 6 aprile 1520, nella sua stanza l’ultima opera: La Trasfigurazione. Fu pianto da tutti - dal Papa al popolo - come fosse un essere divino.

mercoledì 25 marzo 2020

CORONA-VIRUS


Il piazzale davanti l’edificio era già abbastanza affollato. Piccoli capannelli in conversari. Alcuni cominciavano ad entrare nel salone delle conferenze.
Ci sono proprio tutti.” disse piano il re della savana.
Già.” mormorò qualcuno.
L’emiciclo si andava riempendo. Il brusio al chiuso era più forte.
Prego accomodatevi. Dobbiamo iniziare.” disse l'Aria avvolta in un manto:  il Relatore,  
Finalmente la sala si era riempita ed il brusio andava scemando.
Bene. Vedo con piacere che ci siamo proprio tutti. Certo l’argomento è serio e tocca ognuno.” mormorio di approvazione. “Coloro che si sono iscritti a parlare avranno la parola.” indicò i presenti al lungo tavolo “Siamo qui, in questa sede così isolata e remota, per risolvere un gran numero di problemi, che però possono essere tutti raggruppati sotto un’etichetta: la presenza umana. Il primo ad intervenire è il rappresentante degli Oceani.”
Ammantato di azzurro si alzò l’Oceano Pacifico.
Già sapete di cosa voglio parlare: plastica e petrolio con i quali l’uomo ci ha riempito, uccidendo il mio popolo, facendolo ammalare. I mari con l’atmosfera sono i due elementi essenziali per la vita, anche quella umana. Ma loro niente. Noi non sappiamo più come difenderci: maremoti, tsunami non bastano, muoiono cento/duecentomila persone e poi tutto riprende come prima, anzi ci ritroviamo anche pieni dei loro rottami. Siamo pieni dei loro rottami da secoli, ma erano biodegradabili, ora la maggior parte no. Parlo anche per mari interni, laghi, fiumi.” Al tavolo annuivano i rappresentanti di pesci, alghe, coralli, molluschi. Annuivano in sala i convenuti. Il rappresentante dei mari sedette e si alzò colei che rappresentava la Terra.
Io non so più come sopravvivere: smog, rifiuti tossici, pesticidi, cemento senza freno, poca acqua, coltivazioni intensive. Sono allo stremo.”
Si alzò un olivo molto antico e frondoso.
Gli alberi anche sono allo stremo tra disboscamenti, incendi - quasi sempre dolosi -
inquinamento del terreno e dell’aria siamo sempre meno e viviamo male. Non so per quanto ce la faremo ancora.”
Noi - intervenne una mucca - siamo maltrattate con la produzione intensiva. Tutti gli animali domestici sono maltrattati. Pecore, capre, maiali, galline… tutte prigioniere a ingozzarci, produrre… o siamo usate come alimenti. Questo da sempre, ma almeno prima la nostra vita era anche piacevole: liberi a brucare, becchettare, volare… I cani e i gatti o sono super coccolati o abbandonati, maltrattati, uccisi, anche mangiati… Non possiamo fare nulla… “
Si sentì il ronzio di un’ape. “Noi stiamo scomparendo. Pensate che stupidi gli uomini. Noi impolliniamo e senza il nostro lavoro oltre a non avere più il miele non avranno più vegetali da mangiare. “
La cosa più grave è che sanno queste cose ma continuano. Ci sono atti di ribellione di noi tutti, ma loro non si fermano. Qualcuno ha qualche idea per un rimedio utile?” intervenne il Relatore. “Siamo qui per questo. Vedere se qualcuno ha un’idea per salvarci.”
Brusio.
Io ci ho provato: terremoti, ma sono sempre zone limitate e poi si distruggono anche le cose belle fatte dagli uomini come chiese, castelli, palazzi. L’arte è l’unica cosa positiva dell’Umanità e mi dispiace distruggerla. Comunque sono sempre zone limitate. Forse è anche ingiusto che tocchi solo ad alcuni e non a tutti.” intervenne la Terra.
La penso nella stessa maniera.” intervenne l’Etna, uno dei vulcani piuttosto pericolosi.
Sì, sono cerotti, non si risolve nulla.”
Mormorii nella sala.
Non molti si accorsero di una pallina che rotolava verso il palco, la notarono solo quando saltò sul lungo tavolo.
Scusate… “ e tutti la guardarono tacendo.
Non sono solo, non mi vedreste. Siamo una colonia ben nutrita e solo noi possiamo sterminare una nazione, e siamo in tanti, invisibili e letali. Fate fare a noi.”
Voi virus l’avete fatto altre volte. Però poi ricomincia tutto.” intervenne subito il gabbiano segretario dei mari.
Sì, ma noi possiamo colpire ovunque, siamo invisibili.”
Ci sono i vaccini...” qualcuno obiettò.
Noi ci modifichiamo, possiamo lavorare impunemente per parecchio tempo. E possiamo colpire in ogni luogo, bloccare tutto per mesi e mesi. Intanto si interromperebbe anche l’inquinamento dell’aria e della terra. Non darebbero fuoco ai boschi e alle foreste, non inquinerebbero il mare, i fiumi e i laghi, tutti fermi a evitare il contagio, e comunque tanti li elimineremmo e forse per un po’ potrebbero cambiare stile di vita. Qualcuno potrebbe capire che la natura va rispettata. In ogni caso siamo gli unici che possono bloccare tutto per molto tempo e far respirare il pianeta. Gli umani non capiscono niente, ci vogliono le maniere forti. “
Siete sicuri che non vi conoscono?” chiese la Terra.
Siamo una varietà nuova per cui non hanno rimedi.”
Quanto potete durare?”
Anche un anno. Poi vedremo. Intanto fermiamo un po’ il disastro”
Tutti cominciarono a consultarsi, i rappresentanti al tavolo e il pubblico.
Voi vedete questa pallina,” disse la pallina “ma per vederci abbiamo dovuto riunirci in un milione, siamo invisibili lo sapete. Prima che ci beccano davvero ce ne vorrà.”
I rappresentanti a tavolo smisero di consultarsi. Il Relatore si alzò:
Pare si sia tutti d’accordo. Approvato, siete autorizzati. Andate e buon lavoro.”

martedì 7 gennaio 2020

Eliza Pratt Greatorex


Spesso nel mondo dell'arte si incontrano famiglie nelle quali più membri con attitudini simili, ad esempio artistiche e non solo nel mondo delle arti figurative, ma accade anche fra gli attori, i musicisti, e anche i medici o i falegnami…
I casi sono molti e adesso sappiamo che nel campo artistico spesso anche le donne hanno ereditato queste attitudini. E sappiamo anche che per le donne è stato tutto sempre più difficile, ma una gran parte in fondo ce l'ha fatta.
Nell'800, se in Italia per le donne artiste la situazione è modesta e limitativa, d'altra parte non è il periodo migliore per l'arte nel nostro paese, anche in altre parti d'Europa la situazione non è sempre rosea. Negli Stati Uniti, pur con alcune difficoltà, il numero delle donne artiste invece è esponenziale e sono accettate forse meglio che nel Vecchio Continente. Nella società statunitense, dove saranno molto forti le lotte femministe delle suffragette che interesseranno trasversalmente tutti i ceti della società, si creerà l'idea di una 'Donna Nuova', attiva nel mondo del lavoro e dell'arte, capace di grandi cose, tenace, intelligente e creativa, che non ha nulla da invidiare agli uomini.
Nel XIX sec. sono davvero molte le donne americane che studiano arte e che operano nel campo artistico ed in quello delle arti minori.
Eliza Pratt Greatorex (1819-1897) nonché le sue figlie Eleanor Greatorex, (1854-1917) e Katleen (?), sono un piccolo esempio di quanto detto.
Eliza, nata in Irlanda e giunta con la famiglia a New York nel 1840, studiò presso la Hudson River School della città. Nel 1849 sposò il musicista Henry Wellington Greatorex, inglese emigrato in America, col quale ebbe tre figli, un maschio che morì a trent’anni durante un viaggio e due femmine che erediteranno dalla madre l'attitudine artistica. La coppia con i figli viaggiò molto sia negli Stati Uniti che nel nord Europa per le esibizioni concertistiche del marito, che, però, la lasciò vedova dopo solo nove anni di matrimonio. Eliza riprese privatamente i suoi studi nel '54 presso due artisti e già nel '55 aveva cominciato ad esporre i propri disegni. Rimasta vedova potè impegnarsi a tempo pieno a lavorare, riuscendo a mantenere la famiglia con i proventi delle proprie opere e insegnando in una scuola femminile. Fu membro del New York Etching Club, una organizzazione che promuoveva opere d’arte facendone riproduzioni in stampa, in realtà creando anche buone opere artistiche.
Negli anni '70 intraprese un viaggio in Europa con le figlie. Sostarono e studiarono in varie località europee per poi andare a Parigi dove Eliza continuò a studiare incisione per poter riprodurre lei stessa le proprie opere pittoriche dato che non era soddisfatta di come venissero riprodotte. Dipingeva ritratti, fiori, paesaggi.Morì a Parigi. Sue opere sono allo Smithsonian Museum di Washington.
                                                    Maresa Sottile

venerdì 13 dicembre 2019

Bruegel 'il vecchio' Il bello del quotidiano


Quest’anno cadono 450 anni

dalla morte di

Bruegel ‘il vecchio’

                              
di Maresa Sottile



Nel 1569, il 5 settembre a Bruxelles moriva il pittore Pieter Btuegel (il vecchio).
Della sua data e luogo di nascita, solo supposizioni, dalle quali si dedurrebbe che è morto a soli 45/47 anni.
Bruegel ebbe molto successo in vita, ritenuto poi, per un paio di secoli, un pittore minore e ‘riscoperto’ solo alle soglie del ‘900. Oggi è considerato uno dei grandi Maestri della Storia dell’Arte.
Il mondo in cui nacque, crebbe, visse Bruegel era diverso dal mondo classico in cui sono cresciuti ed hanno operato i grandi dell’arte italiana del tempo. Diversi cultura, mito, idea della religione, della società, dell’uomo.
All’inizio della sua formazione artistica fu soprattutto incisore. Si formò ad Anversa prima presso la bottega di Pieter Coecke, del quale poi sposerà la figlia - valente miniaturista - e dove si iscrisse alla Gilda. Al 1557 risale la sua prima opera pittorica datata: Paesaggio Fluviale con la parabola del seminatore. Passò poi alla bottega di Hieronimus Cock, partendo però subito dopo, per il suo viaggio in Italia. come molti artisti del suo tempo.
Non subì l’influenza dei nostri grandi maestri, dei quali vide certamente le opere. Quello che gli rimase di questo viaggio, nel quale traversò parte della Francia e tutta l’Italia, fu soprattutto il paesaggio, che studiò e rappresentò, diventando un grande paesaggista.
Rientrato tornò nella bottega di Hieronymus Cock, chiamata Ai quattro venti, la più importante di Anversa, dove conobbe le opere di Bosh, delle quali realizzò molte incisioni. E in quella bottega, oggi Museo, conobbe anche molti personaggi importanti della città, al tempo prospero centro economico e commerciale olandese.
Uomo colto ebbe amicizie sincere con eruditi e potenti, spesso ricchi personaggi, che collezionarono le sue opere.
Nel ‘63 si sposò e si trasferì a Bruxelles, ebbe due figli, che lasciò orfani ancora bambini, data la sua morte prematura, anche loro divenuti pittori e così i loro figli, nipoti: una dinastia di artisti che durò 200 anni. Ma nessuno eguagliò la grandezza di Bruegel il vecchio.
L’opera di Bruegel si diversifica in tre filoni: i paesaggi, il mondo popolare (anche quando realizza le poche opere religiose), e il mondo fantastico, della tradizione fiamminga, vicino a quello di Bosch,
Il filone popolare: una serie di grandi quadri, per lo più, con scene di vita popolana. Si racconta che il pittore, con un amico, travestiti da contadini, frequentasse sagre, mercati, feste popolari… , e infine la pittura fantastica dai temi simili a quelli di Bosh, essendo le loro radici culturali le stesse, che ben conosceva per la gran quantità di stampe da lui eseguite delle sue opere.
I paesaggi sono magnifici, anche come sfondo a scene di ogni genere. Bruegel racconta il mondo soprattutto contadino con un gran numero di personaggi, ed ognuno è ‘raccontato’ con dovizia di particolari sia fisici che psicologici perché lBruegel narra l’umanità, l’”uomo”, non gli interessano i grandi personaggi, ricchi e potenti, dimostrando un forte legame con la sua terra, i suoi conterranei, le sue tradizioni, anche se ne vede e ne narra i difetti, i vizi...
Le opere sacre, che nel nord Europa sono molto meno richieste che in Italia, da lui realizzate sono molto diverse da quelle concepite in Italia, in Bruegel, restano legate al mondo popolare.
La pittura fiamminga ha sempre privilegiato i soggetti comuni, le scene quotidiane, gli eventi popolari e Bruegel questo mondo lo racconta a volte con un sorriso bonario, spesso con ironia, a volte drammaticamente, sempre attento alla natura, ai sentimenti, buoni e cattivi, attento alla fisiognomica, creando un suo stile e un suo mondo ben precisi, in una pittura di alto valore artistico, capace di regalare vera e profonda emozione.
Pur essendo vissuto poco, ma avendo anche iniziato molto giovane, il numero delle sue opere è consistente, e oggi sono nei musei di tutto il mondo.
Al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli se ne possono ammirare due tra le più belle e celebri: Il misantropo e La parabola dei ciechi, nella quale, tra l’altro, il paesaggio è bellissimo.

Maresa Sottile



Articolo uscito sul mensile Albatro Magazine di dicembre 2019

martedì 3 settembre 2019

Mary Granville Delany e i suoi collage di fiori


 Mary Granville Delany nacque a Coulston 1700 da una buona famiglia, imparentata anche con la nobiltà e con personaggi di un certo rilievo, sostenitori degli Stuart. Quando la famiglia si trasferì a Londra,  Mary fu mandata a casa  di una zia  che non aeva figli, Lady Stanley, vicina alla corte. In questo periodo ebbe una buona preparazione culturale e conobbe il grande musicista Handel, col quale restò amica per tutta la vita. Mary era destinata a diventare dama di compagnia della regina Anna, ma la regina morì e le sue prospettive svanirono, inoltre la sua famiglia si trovò in difficoltà perché sul trono salì un Hannover. Mary durante la sua formazione si era interessata di botanica e di disegno e di rappresentare piante e fiori con carte colorate ritagliate. Questa tecnica molto particolare, anche se con caratteristiche e risultati diversi, l'aveva adottata in Olanda Joanna Koerten (1650 - 1715). La famiglia per questioni di interesse le fece sposare, lei diciassettenne, un ricco uomo politico sessantenne. Andati a vivere in un castello, lei fu impegnata a curare il marito, ma presto rientrarono a Londra, dove Mary ritrovò i suoi amici e lui si diede al bere e dopo qualche anno morì. Mary era libera ma senza molti mezzi perché il marito aveva sperperato quasi tutti i suoi beni. Però la vedovanza le dava una libertà che il nubilato non le avrebbe concesso, permettendole di perseguire tutti i suoi interessi. In effetti non aveva né casa né mezzi economici, veniva ospitata da amici e parenti.  Mary divise molto del suo tempo con un'amica, M. Bentinck, anche lei appassionata di botanica e insieme conobbero due famosi botanici e questa conoscenza la fece ancor più appassionare al suo lavoro di riproduzione di fiori e piante con la carta velina colorata  a mano, che chiamava 'Paper Mosaiks'. Poi conobbe un pastore, il dottor Delany, con i suoi stessi interessi e lo sposò andando dopo un anno a vivere a Dublino, dove il marito aveva una casa. Entrambi erano appassionati di botanica e le opere di Mary continuarono a trattarne. Morto il marito nel '68 continuò a lavorare con un amica anche lei appassionata di botanica, Letitia Bushe. E lavorò  per quasi diciotto anni fin quando non le venne meno la vista: aveva ottantotto anni. Questi lavori, raccolti in dieci volumi, oggi sono al British Museum. Re Giorgio III diede a Mary una casa a Windored. una pensione e Mary divenne amica della regina Charlotte e parte della cerchia reale ed il re le faceva recapitare ogni pianta particolare o bella perché lei potesse raffigurarla. Mary scrisse un'autobiografia lasciando una importante testimonianza di tutti i grandi personaggi che conobbe nella sua vita, ed un quadro della società del tempo, dei suoi usi e costumi. Su di lei vi è un libro scritto da una discendente ripubblicato nel 2000; Mary Delany e i suoi fiori. Mary Morì nel 1788 a Windsor.